Milano: denuncia un’occupazione abusiva rom, le bruciano casa

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Ormai è acclarato, siamo arrivati al Far West. I rom spadroneggiano ovunque in Italia, impuniti e spavaldi. Come a Roma così a Milano, ed in chissà quante altre città, i nomadi dettano legge indisturbati, e negli ultimi tempi, nel mirino delle loro attenzioni criminali, figurano sempre più le occupazioni di alloggi popolari sfitti. E nessuno fa nulla per impedirglielo.
E si, perché se ci si azzarda a denunciare il tentativo di uno dei tanti gruppi rom di intrufolarsi in qualche casa popolare, il rischio che accada ciò che è successo ad una donna milanese è veramente alto.
Siamo nel capoluogo lombardo, precisamente in via degli Etruschi 6, zona Calvairate. In un edificio Aler (Azienda Lombarda Edilizia Residenziale) due giorni fa un gruppo di nomadi ha tentato di introdursi in uno dei numerosi alloggi sfitti. Solo la pronta reazione dei condomini ha sventato l’occupazione, ma quando sembrava che tutto si fosse risolto per il meglio, ecco scattare le ritorsioni.
Serrature delle porte riempite di colla e rese impenetrabili, feci sugli zerbini, e, cosa gravissima, l’appartamento della donna che più si era esposta nell’opposizione all’irruzione dei rom, dato alle fiamme.
“Me l’hanno fatta pagare e adesso ho paura – ha dichiarato ai cronisti – perché prima o poi verranno di notte a prendermi, lo so. Oppure si prenderanno casa mia, useranno il mio divano, la mia cucina, e nessuno li manderà via, nessuno”.
L’impunità che si respira in città è la logica conseguenza del permissivismo della Giunta Pisapia, doppiamente colpevole sia per la mancata assegnazione degli alloggi sfitti a nuclei familiari italiani in difficoltà, sia per l’eccessiva tolleranza nei confronti di queste persone che bisognose non sono.
Oramai lo hanno capito tutti, tranne questi amministratori assopiti dalla nenia dei loro slogan buonisti. Il miglior deterrente contro le occupazioni è l’assegnazione degli spazi, che siano alloggi o terreni poco importa.
Solo così si eliminerebbe lo strapotere di chi si insinua e prospera nell’abbandono e nell’incuria.

 

 

 

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