Sindacato giornalisti:la “buffonata” del referendum sul contratto

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La crisi di rappresentatività in cui versano i sindacati confederali, si allarga a macchia d’olio anche verso altre organizzazioni che dovrebbero tutelare i propri iscritti. Ad esempio, quella dei giornalisti, che rappresenta un caso particolare. Perché  la categoria è una delle poche a restare saldamente ancorata al sindacato unico, sia pure articolato in associazioni territoriali su base regionale: la Federazione Nazionale della Stampa Italiana.

Ciò che è avvenuto con la firma dell’ultimo contratto di lavoro, il 24 giugno scorso, spiega benissimo in che modo i rappresentanti della FNSI stiano portando la categoria verso il baratro. Consapevole che l’accordo con la FIEG (Federazione Italiana Editori Giornali) sarebbe stato bocciato dalla base, la Giunta Esecutiva (composta da dirigenti tutti rigorosamente di sinistra) ha escogitato una serie di trucchi per impedire di essere sconfessata. Primo: facendo finta di essere “democratici”, i dirigenti sindacali non hanno organizzato un referendum prima della firma, ma tre mesi dopo. Secondo: poi, hanno spiegato che per essere valida, la consultazione avrebbe dovuto vedere la partecipazione almeno della metà più uno degli aventi diritto, cioè 17.298. Terzo: se il quorum non fosse stato raggiunto, il referendum sarebbe stato cassato senza neppure conteggiare le schede votate. Quarto: i giornalisti interessati, dovevano recarsi personalmente al seggio allestito, essendo escluso il voto elettronico, per corrispondenza o presso le redazioni.

Vediamo allora i risultati di questa ridicola presa in giro, contrassegnata oltretutto da un tam-tam ufficioso degli stessi dirigenti della FNSI, per sconsigliare la partecipazione alla consultazione che pure avevano essi stessi formalmente promosso in nome della democrazia. I votanti, in tutt’Italia, sono stati appena 863, 427 dei quali a Roma e gli altri 436 nelle restanti 19 regioni (con il fantastico dato-record della Calabria, dove non ha espresso il proprio parere neppure uno degli aventi diritto).

Ma la serie di trucchi della FNSI è stata subito denunciata dall’Associazione della Stampa Romana, che in aperta polemica con la Giunta Esecutiva, aveva indetto un “referendum parallelo”. E questa consultazione ha fornito un risultato molto significativo : 1.082 votanti, 998 “no” al contratto, contro i 73 “sì”, 2 schede nulle e 9 bianche.

Ora, la battaglia continua, ma senza speranza. Tra i pochi a non arrendersi, c’è Pierluigi Roesler Franz, sindaco dell’INPGI (l’Istituto di Previdenza dei Giornalisti Italiani) ed esponente della battagliera corrente di minoranza “Puntoeacapo”. L’hanno soprannominato “il martello”, perché continua a battere (e a battersi) senza tregua contro le ipocrisie dei vertici sindacali della FNSI. Ha già inoltrato una raffica di ricorsi contro le decisioni e i sotterfugi della Giunta Esecutiva, denunciando le nefandezze di un contratto nazionale di lavoro che rappresenta un autentico regalo agli editori. E in un momento di crisi come quello che sta attraversando la stampa italiana, non se ne sentiva davvero il bisogno.  Bastava assumersi le responsabilità delle scelte scellerate senza far ricorso anche alla presa in giro del referendum. Questione di dignità e coraggio, parole sconosciute da molti, moltissimi anni in Corso Vittorio Emanuele.

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