Roberto Berardi, l’italiano dimenticato in carcere in Guinea

roberto berardi

Quella di Roberto Berardi, l’imprenditore italiano di Latina che dal gennaio 2013 si trova rinchiuso, ingiustamente, nella fatiscente galera di Bata, in Guinea Equatoriale, è una storia tremenda, agghiacciante. Uno dei tanti soprusi subiti dai nostri connazionali (circa 3000) detenuti all’estero. Un caso seguito, solo formalmente, anche dalla Commissione straordinaria per la tutela e la promozione dei diritti umani del Senato della Repubblica. Ma nessuno, in Italia, sembra in grado di farlo uscire da quell’inferno. La situazione è davvero disperata.

Il nostro concittadino subisce ogni giorno maltrattamenti e violenze. Riceve un solo, misero, pasto al giorno e dorme su un materasso di gommapiuma. Ha contratto più volte la malaria, un enfisema polmonare, la febbre tifoide ed ha perso circa una trentina di chili. La storia è già stata trattata dai media nei primi mesi del suo arresto, ma adesso tutti si stanno dimenticando di lui. In primis la sua patria, le sue istituzioni: l’Italia, che ha fatto intendere alla famiglia di non sapere più come fare per risolvere la situazione. C’ha provato l’Ambasciata, il presidente del Consiglio e persino il Papa. Niente da fare, in Guinea Equatoriale c’è un regime totalitario e la volontà è quella di far morire in carcere Berardi, per paura che faccia importanti rivelazioni sulle malefatte del governo.
Ma cosa è successo all’imprenditore di Latina? Perché è recluso nel carcere della Guinea Equatoriale?
“Roberto lavorava lì da anni”, l’appello accorato della moglie, Rossella Palumbo, ai microfoni della trasmissione la Voce della Nord. “Aveva una ditta di costruzioni ed era diventato socio, da qualche mese, del figlio del presidente della Guinea, Teodoro Nguema Obiang Mangue, detto Teodorin ‘il Principe’ (su di lui c’è un mandato di cattura interazionale per crimini contro l’umanità e riciclaggio n.d.r.)”.

All’inizio gli affari sembravano andare bene. Poi, alcuni paesi europei fecero degli accertamenti che evidenziarono evidenziato un flusso di denaro sospetto. “Per questo molti beni di mio marito vennero confiscati. Inoltre, Roberto chiedendo dei soldi alla banca, era venuto a sapere di un conto parallelo, soldi che passavano dalla Guinea fino ad arrivare negli USA. Ha chiesto così spiegazioni al figlio del presidente, il quale, per tutta risposta, lo ha fatto rinchiudere in galera per paura che raccontasse tutto. E da lì è iniziato l’inferno.”

Roberto Berardi deve scontare una pena di 2 anni e quattro mesi, ingiustamente. Ma lo stanno lasciando morire in galera. Pesa 30 kg ed è malato. Impossibile che possa arrivare vivo fino alla fine della sua condanna. “ E’ difficile anche avere notizie sulla sua salute. L’unica cosa che so è che è in condizioni fisiche disperate, non viene alimentato, ha perso molto peso, è alle prese con infezioni di ogni genere. Non viene curato volutamente perché vogliano che muoia così non potrà più parlare”.

Ma la cosa che rattrista è che dalla Farnesina non arrivano più notizie. “Sono spariti da oltre un anno, mi lamento proprio di questo, del disinteresse, del non fare di tutto per cercare di liberare un cittadino italiano. Sono schifata. Ma adesso ho bisogno dell’aiuto di tutti per cercare di farlo tornare. Ha anche tre figli”.

Di fatto Roberto Berardi è da 20 mesi prigioniero di un regime sanguinario in terra straniera, trattato come un animale e in condizioni fisiche estremamente precarie. Su Facebook , per tutti coloro che si volessero documentare, è stata aperta una pagina per cercare di sensibilizzare l’opinione pubblica: “Liberiamo Roberto Berardi”. Ma il tempo a disposizione è sempre di meno.

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7 Commenti

  1. ABAZIA JOHN said:

    dear mr Robert,
    happy to remind you for the help you gave us cameroonians who were victim of october 12 control that many cameroonian were brought from Ebibeyin to Bata.
    i feel prayerful to write to you, anywhere you are God should guide you.

  2. Pingback: Liberate Roberto Berardi: la nostra campagna per la Coppa d’Africa

    • PAOLO said:

      questa è la nostra italia per i marò che hanno ammazzato i pescatori la massima mobilitazione mediatica e politica e per un comune cittadino e lavoratore cala dopo un pò il silenzio FORZA ROBERTO

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