Domani la lettura del testamento della famiglia Sordi

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Eredità della famiglia Sordi. La gara, senza esclusioni di colpi, è partita. Chi la spunterà alla fine e si porterà a casa il preziosissimo tesoro del compianto “Albertone” e della sorella Aurelia? Domani si saprà, visto che verrà letto il testamento.

Una fortuna di 30 milioni di euro, a cui si deve aggiungere l’incalcolabile patrimonio immobiliare di Sordi, che comprende la splendida residenza a due passi dalle terme di Caracalla. Le scommesse sono aperte. In 37, tra parenti e presunti tali, tra cugini di primo secondo, terzo e quarto grado, saranno pronti a scagliarsi uno contro l’altro pur di assicurarsi parte del bottino. Chissà cosa starà pensando, lassù, il grande attore romano, vedendo tutta questa corsa frenata e questo sciacallaggio per accaparrarsi la sua eredità. Anche da parte di gente che, quando era in vita, non sapeva nemmeno che esistesse. “Boni, state boni”, la frase pronunciata da Sordi nel film “La grande guerra” del 1959 che potrebbe essere rispolverata per questa occasione. E se fosse ancora tra i comuni mortali risponderebbe a tutti così, alla Marchese del Grillo: “volete sapere la procedura? Io i soldi non li caccio e voi non li beccate”.

I parenti di “Albertone Nazionale” si sono quasi tutti affidati, nei giorni scorsi, alle indiscusse abilità legali e giuridiche dell’avvocato Francesca Coppi (figlia del celebre Franco) perché hanno fiutato l’occasione per succhiare montagne di denaro alla famiglia Sordi. In tutto questo calderone, i pm stanno ancora indagando l’autista Arturo Artadi (si era fatto nominare da Aurelia, ormai incapace di intendere e di volere, procuratore generali dei bene di famiglia) ed altre nove persone accusate, a vario titolo, di circonvenzione di incapace e ricettazione.

Domani sarà il grande giorno. E c’è grande attesa per capire alla fine questi soldi. Alcuni, presunti, parenti di “Albertone” potrebbero rimanere delusi, qualora i loro nomi non fossero citati nella lettura del testamento. E comunque pronti ad impugnarlo.

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