I sindacati stanno morendo per asfissia sociale

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L’asfissia (o soffocamento) è la condizione nella quale l’assenza o la scarsità di ossigeno impedisce una respirazione normale. Questa la definizione che si da alla parola che innesca un processo che porta alla morte di una persona. Il processo può essere, temporalmente parlando, lungo o corto a seconda della quantità di ossigeno che arriva ad un organismo.

A volte, però, la scarsità di ossigeno, l’interruzione temporanea di afflusso di ossigeno al cervello o la impossibilità di assumerne a sufficienza può causare gravi danni cerebrali e/o fisici senza condurre alla morte del paziente.
Detto questo si rassicurano i lettori che questo non è un articolo che tratta di materia  medica, al massimo potrebbe essere definito un articolo di “medicina sociale” perché, nel caos politico e sociale in cui versa l’Italia e che vede come prime vittime i lavoratori, i pensionati, i giovani e i disoccupati, l’unica forza sociale che potrebbe “inglobare e rappresentare” tutte queste categorie, è il sindacato. Quel Sindacato (la S maiuscola è data dal rispetto che questo Istituzione deve o dovrebbe avere da tutti) che si sta dimostrando inidoneo ad affrontare una situazione sempre più difficile. Perchè, invece di pensare ai problemi dei lavoratori, sta solo pensando a come “sopravvivere” ad una lenta agonia che lo sta allontanando ogni giorno di più da chi dovrebbe essere il suo interlocutore principale: il lavoratore.

L’asfissia sociale, una prognosi che non è certo presente nei trattati scientifici, ma che rende l’idea del male che sta distruggendo non “il” ma “i” sindacati, sarà la vera causa della “fine della storia” (uno dei concetti-chiave dell’opera dell’economista Francis Fukuyama: secondo questa tesi storiografica, il processo di evoluzione sociale, politica ed economica dell’umanità avrebbe raggiunto il suo apice alla fine del XX secolo, e da questo momento si starebbe aprendo una fase finale di conclusione della storia in quanto tale).

Non siamo e non vogliamo fare i filosofi ma pensiamo veramente che quanto è accaduto nel secolo scorso sia un fatto storicamente e socialmente irripetibile.

La Grande guerra del 15/18, gli sconvolgimenti politici che hanno portato al secondo conflitto mondiale, i patti di Yalta che hanno diviso il mondo in due per decenni, la caduta del muro di Berlino e la conseguente fine del “socialismo reale”, sono avvenimenti che appartengono ormai alla storia.

Alla storia appartiene anche l’evoluzione sociale intesa come conquista da parte della “classe” lavoratrice Italiana di diritti primari che, soprattutto nel dopoguerra, hanno reso possibile ottenere un livello e un tenore di vita per i  lavoratori dipendenti attraverso l’azione del Sindacato.

Che ha attraversato tutto il secolo scorso basando la sua azione sulla “lotta di classe”.  Così, anche le organizzazioni che avevano, tra i loro principi fondanti, la collaborazione tra le categorie produttive del Paese, sono state costrette ad accettare la “logica di classe”. È innegabile che le battaglie sindacali degli anni  ’60, ’70 e ’80 hanno contribuito alla crescita sociale Italiana rivedendo i parametri di distribuzione del reddito prodotto dalle imprese.

Ma è altrettanto innegabile che dagli anni ’90 in poi, con la liberalizzazione dei mercati in tutto il mondo, chi ha pagato il prezzo più caro di un tipo di “globalizzazione selvaggia” dei mercati (e soprattutto in quello del lavoro) siano stati proprio i lavoratori dipendenti.

Mentre il potere contrattuale del Sindacato, agli inizi degli anni novanta, diminuiva a scapito degli associati al sindacato stesso, aumentava quotidianamente e progressivamente il “potere politico” di Cgil, Cisl e Uil (e, anche se in misura inferiore, della ex Cisnal, che nel 1996 ha cambiato nome in Ugl).

I posti di lavoro persi negli ultimi 20 anni sono stati tantissimi (750.000 solo negli ultimi 5), i consumi si sono ridotti, la produzione ed il relativo PIL sono scesi ai minimi storici. Insomma il mondo, e non solo l’Italia, è cambiato. È cambiato il modo di vivere o di fare politica, è addirittura cambiata la Chiesa. L’unica organizzazione che sembra non essersi accorta dei cambiamenti è il sindacato, inteso come l’insieme di organizzazioni che ancora riescono a trovare lavoratori disposti a stornare mensilmente, dal loro stipendio, un contributo da devolvere a una delle tante sigle sindacali, con una particolare preferenza a Cgil, Cisl, Uil e Ugl.

Se alla fine del secolo passato si usava il termine “triplice” per indicare l’unità di intenti tra Cgil, Cisl e Uil, oggi si può tranquillamente parlare di quadruplice aggiungendo l’Ugl. E proprio questi quattro sindacati oggi rappresentano quanto di più “conservatore” esista sul piano sociale.

Precisiamo che il termine “conservatore” viene usato non per enfatizzare la difesa di “Principi e Valori”, che è bene che rimangano “conservati” nella gestione politica e sociale di questo Paese, ma l’espressione è semplicemente usata per affermare la volontà di queste quattro sigle sindacali a mantenere (appunto conservare) i privilegi ottenuti sia con “inciuci“ fatti con i governi degli anni novanta, (quelli della concertazione), sia con gli “inciuci” fatti con le organizzazioni dei datori di lavoro attraverso gli organismi bilaterali, semplici consigli di amministrazione che gestiscono fondi privati e pubblici.

In sintesi, i sindacati, soprattutto quei quattro, hanno messo i lavoratori in secondo piano preferendo, al potere contrattuale, il privilegio  politico.

Il risultato è sotto gli occhi di tutti e dimostra come ormai, se non cambiano (ammesso che facciano in tempo) le organizzazioni sindacali sono destinate a scomparire. Non vi è giorno che non ci sia una contestazione ai vertici sindacali quando, come è accaduto all’Ugl, non intervenga addirittura la Magistratura e la Guardia di Finanza.

Analizziamo singolarmente le quattro sigle sindacali per capire quanto sopra affermato.

CISL Il Sindacato di via Po è stato guidato per 8 anni da Raffaele Bonanni, il quale si è dimesso in anticipo rispetto ai tempi previsti. Pare che l’uscita anticipata sia stata “incoraggiata” da un documento dell’Inps fatto circolare all’interno della Cisl, dove si evidenziava come l’ex Segretario Generale avrebbe “gonfiato” la sua retribuzione imponibile ottenendo contributi figurativi che gli hanno permesso di avere un assegno pensionistico superiore al dovuto.

La Cisl negli 8 anni di “gestione Bonanni” si è distinta per essere una confederazione sempre “comprensiva” nei confronti del Governo, qualsiasi fosse il suo colore politico. Anche nella gestione delle grandi vertenze si è distinta assumendo  posizioni che, alla fine, non hanno pagato in termini di vittorie dei lavoratori.

Ovviamente era inevitabile una “fronda interna” che spargesse veleni al momento giusto e che operasse un cambio al vertice puntando soprattutto sulla sua matrice cattolica.

Ed è, forse, proprio questo “distinguo cattolico” che è costato la mancata ascesa al Quirinale dell’ex segretario generale della Cisl, Franco Marini. Gli agganci fra politica e sindacato non hanno riguardato solo la Cgil, ma anche la Cisl e anche la mancata nomina di Bonanni a Commissario dell’Inps pensiamo ne sia una buona testimonianza. Anche se l’incarico è rimasto in casa Cisl con Tiziano Treu (in lotta però con Pier  Paolo Baretta, già vice di Bonanni ed attuale vice ministro dell’Economia, che punterebbe ad essere nominato lui Presidente dell’Inps).

In merito all’elezione di Anna Maria Furlan a segretario generale ci riserviamo di giudicare l’annunciato “rinnovamento”, come lei ha affermato, dell’organizzazione di Via Po.

UIL La storia della Uil è legata soprattutto alla vocazione laica e socialista che la caratterizzò in special modo durante la lunga segreteria di Giorgio Benvenuto, seguita da quella di Pietro Larizza. Con l’avvento di Luigi Angeletti la Uil ha attraversato un periodo di crisi di identità politica uscendo dalla triarchia politica Socialista/Socialdemocratica/Repubblicana pur mantenendo invece una lottizzazione interna legata alla consistenza delle tre ex componenti politiche.

Nella segreteria confederale vi sono persone che occupano quel posto da oltre dieci anni e una volta che lo lasciano vengono collocati in altri incarichi ben remunerati.

Luigi Angeletti lascerà la carica di segretario generale al prossimo Congresso Confederale che si terrà nel mese di novembre, ma sembra abbia già designato a succedergli il sessantasettenne siciliano, Carmelo Barbagallo, da anni segretario confederale. Della serie “largo ai giovani”.

CGIL La gestione di Susanna Camusso dura da tre anni e il prossimo anno dovrebbe terminare con la celebrazione del Congresso. Le acque in casa CGIL non sono tranquille e le continue contestazioni pubbliche cui è sottoposta la Ciggiellina Susanna non facilitano le cose. Inoltre i “pretendenti al trono” di Segretario Generale avanzano e si fanno sempre più presenti soprattutto con l’aiuto di giornalisti compiacenti all’interno della Rai.

Non vi è giorno in cui il Segretario della Fiom, Maurizio Landini, non sia in televisione ma anche la Segretaria della Federazione Pensionati, Carla Cantone, da parte sua, punta a conquistare lo schermo televisivo per candidarsi alla Segreteria Generale, cosa che non le riuscì di fare tre anni fa. Insomma con tutti i problemi che affliggono i lavoratori, nemmeno in Cgil riescono a non pensare alla “poltrona” con buona pace degli iscritti.

UGL Questa è forse la pagina più triste del sindacalismo italiano degli ultimi anni. Nello scorso mese di aprile la Guardia di Finanza entra nella sede confederale dell’Ugl e sequestra atti e documenti che comproverebbero l’ipotesi del reato di appropriazione indebita nei confronti dell’allora segretario generale Giovanni Centrella, accusato di aver sottratto centinaia di migliaia di euro dalle casse del sindacato per spese personali ed estranee all’incarico di Segretario Generale. Nonostante il tentativo di non lasciare la segreteria, Centrella è costretto a dimettersi e nel mese di luglio, durante un consiglio nazionale burrascoso che vede l’Ugl spaccata in più fazioni, viene eletto l’abruzzese Geremia Mancini: uomo di grande spessore morale e politico, molto presente sul territorio da sempre e sindacalista apprezzato anche dagli avversari politici.

Il 28 settembre scorso, dopo appena due mesi dalla sua elezione, Mancini però si dimette in quanto “sono venute meno” le condizioni unitarie che avevano favorito la sua elezione. In breve, denuncia che nell’Ugl si è scatenata una vera e propria “guerra” per accaparrarsi la poltrona di Segretario Generale. Prima il napoletano Salvatore Ronghi, fedelissimo di Renata Polverini, con le accuse a Mancini di “non aver rispettato i patti“ ed aver dato “deleghe” ed incarichi solo a suoi amici. Poi è stata la volta del giovane Luigi Recupero, che ha messo insieme alcuni segretari regionali e organizzato una manifestazione/convegno a Milano dove, senza mezzi termini, ha sparato a zero sulla gestione dell’Ugl.

La goccia che ha fatto traboccare il vaso è stata comunque quella del settantenne Serafino Cabras (il vero antagonista di Mancini) che ha accusato il neo segretario generale di aver nominato un tesoriere “non gradito” e di non aver mai tagliato “il cordone ombelicale con la Fondazione della Polverini”. Cabras però aveva accettato di entrare in segreteria confederale con altre 24 persone. E una segreteria dovrebbe essere composta da 8/9 persone. Invece nell’Ugl ne conta appunto 25. Una scelta obbligata di Mancini costretto ad “accontentare” tutti.

Il caos a questo punto ha raggiunto l’apice e il povero segretario generale non ce l’ha fatta, gettando la spugna. Un altro fatto grave è quello relativo alla posizione di Centrella. Nonostante l’imputazione di appropriazione indebita, che ha anche portato al sequestro della casa del figlio (pagata in parte secondo i magistrati con i soldi sottratti al sindacato), nessun provvedimento disciplinare cautelativo è stato preso nei suoi confronti. Inoltre è ormai di dominio pubblico che la Fondazione Città Nuove, usata da Renata Polverini per fare politica, sia ospitata gratuitamente presso la sede Ugl e che usufruisca anche del lavoro di alcuni dipendenti del sindacato distaccati e pagati dall’ Ugl.

Il 28 e 29 ottobre a Montesilvano il consiglio Nazionale si riunirà per eleggere il nuovo segretario o per convincere, cosa improbabile ma non impossibile, Mancini a restare fino al congresso del gennaio 2015.

Conclusioni Questa è la situazione asfittica di cui abbiamo parlato all’inizio e che vede le quattro più importanti organizzazioni sindacali italiane preoccuparsi più di quello che succede all’interno che di quello che accade ai lavoratori, che ignari continuano a pagare i contributi per mantenere posti e prebende che dovrebbero offendere chi li riceve.

La speranza, che è sempre l’ultima a morire, è che ci sia qualcuno che emerga e che, all’interno di questi sindacati, si ricordi che ci sono sedi pagate, distacchi retribuiti, privilegi conseguenti alle cariche, tutto questo c’è perché esistono delle persone che lavorano (sono però sempre meno) ma che credono ancora che la parola Sindacato debba significare qualcosa di superiore e di assoluto in un mondo dove i valori e i principi sono quotidianamente calpestati da certi comportamenti.

Se così non sarà, allora meglio lasciar morire di “asfissia” (sociale) questi malati (i sindacati) e ripartire veramente daccapo senza se e senza ma.

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