Baby squillo: via ai curiosi patteggiamenti anonimi

Continuano senza sosta le indagini sul caso della baby squillo dei Parioli. Sono ancora molte le persone che potrebbero essere coinvolte in questo losco giro

Intanto, dopo il via libera della Procura, il gup Massimo Di Lauro ha accolto la richiesta di patteggiamento di uno dei quattro clienti delle due prostitute minorenni. Per l’anonimo frequentatore della ragazze, dunque, un anno di reclusione con la pena sospesa e mille euro di multa. Una decisione che può far discutere, ma anche essere ritenuta-anche se a fatica- lecita. Considerando il fatto che il quarantenne romano, accusato di prostituzione minorile, si sia recato spontaneamente dagli inquirenti ed abbia chiesto esplicitamente di patteggiare ancor prima di venire identificato dai carabinieri, garantendosi così “l’immunità” e soprattutto l’anonimato.

Ma certamente è impossibile giustificare i pm che hanno accolto la richiesta degli altri tre imputati per concordare lo stesso sconto di pena in virtù di un reato così grave. Nessuno di loro si è presentato in questura ed ha ammesso le proprie colpe. E dargli la possibilità di patteggiare anonimamente sarebbe davvero una decisione senza senso. L’ultima parola spetterà al gup.

Sono sempre in molti a domandarsi come mai alcuni personaggi, più o meno noti, come il marito di Alessandra Mussolini, Mauro Floriani e Nicola Bruno, figlio del parlamentare di Forza Italia, Donato, abbiamo dovuto subire il linciaggio dell’opinione pubblica e vedere i loro nomi sbattuti nelle cronache locali e nazionali. Ed altri no.

La prostituzione minorile è un reato molto grave, ma allora dovrebbe valere il concetto del “o tutti o nessuno”. Altrimenti è lecito farsi venire dubbi sul perché qualcuno se la sia cavata con una semplice multa, risparmiandosi giudizi deplorevoli da parte di amici e conoscenti perché nessuno è mai venuto a conoscenza della loro identità.

Continua, insomma, lo strano mistero che avvolge questo caso e continua la protezione amichevole dei giornalisti.

Intanto, a breve, comincerà l’appello per gli sfruttatori delle due baby squillo. Mirko Ieni è stato condannato in primo grado a dieci anni di carcere, mentre la mamma di una delle ragazze si è beccata una condanna di sei oltre ad aver perso la patria potestà.

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