Il “business” di Raffaele Bonanni e dei segretari generali

Bonanni

Forse è una moda del momento, una tradizione, oppure solo un caso. Ma sta di fatto che in questi ultimi mesi siamo bombardati da notizie che riguardano i segretari (o ex segretari generali) di alcune grandi organizzazioni sindacali. Notizie che, purtroppo, hanno poco a che vedere con la tutela degli interessi dei lavoratori e molto con la tutela degli interessi personali.

Ha iniziato Giovanni Centrella, dell’Ugl, costretto a dimettersi dopo aver ricevuto l’avviso di garanzia dei magistrati romani, con l’accusa di aver “distratto” dalle casse del sindacato centinaia di migliaia di euro per spese personali non attinenti al ruolo istituzionale: fra cui 65.000 euro per l’acquisto della casa per il figlio messa sotto sequestro dalla Guardia di Finanza.

Nei giorni scorsi un’altra notizia, riportata ampiamente da Il Fatto Quotidiano, riguardava le presunte spese pazze di Renata Polverini: abbigliamento, orologi, centri massaggi e lingerie acquistati a New York ma con una carta di credito intestata all’Ugl. L’onorevole Polverini ha subito querelato il quotidiano di Antonio Padellaro. Non resta che aspettare di vedere come andrà a finire.

Sempre Il Fatto Quotidiano, riportava la notizia che anche Stefano Cetica, ex Segretario Generale dell’Ugl e fedelissimo della Polverini, avrebbe utilizzato una carta di credito dell’Ugl per spese personali effettuate in ristoranti e librerie.

Oggi, ancora su Il Fatto, si racconta (dettagliatamente) dei vertiginosi aumenti di stipendio ottenuti da Raffaele Bonanni durante il periodo in cui era segretario generale della Cisl.

Si parla di una “progressione” annuale di retribuzione che, a partire dai 171,652 euro percepiti dal segretario nel 2007, arriva alla stratosferica cifra di 336,260 euro del 2011.

Ora, considerando che la Cisl è una libera “impresa” che paga i suoi dirigenti come vuole, è possibile che, penalmente, non ci sia nulla di illecito. Ma un appunto va fatto: la Cisl, alimenta le sue casse grazie ai soldi dei lavoratori che mensilmente versano il loro contributo al sindacato.

Altro aspetto interessante sul ‘caso Bonanni’ è che lo stipendio, che l’ex segretario si è “autorizzato”, sia aumentato di circa il 100% in soli quattro anni. Il tutto mentre i comuni lavoratori (in particolare quelli della pubblica amministrazione) hanno aumenti e rinnovi contrattuali “bloccati” da anni.

Stesso discorso ovviamente vale per l’Ugl e le altre organizzazioni sindacali.

Detto ciò, a parte i risvolti penali, quello che accade è moralmente discutibile. Gli aumenti che, come denunciato da Il Fatto, Raffaele Bonanni si sarebbe “autoconcesso”, sarebbero servito “soltanto” per ottenere un imponibile previdenziale in grado di fargli percepire una pensione di 8,593 euro lordi al mese, mentre i lavoratori italiani sono dovuti passare sotto la “ghigliottina” delle riforme Dini e Fornero sulle pensioni. È inaccettabile che un “sindacalista”, che voglia definirsi tale, si approfitti del suo ruolo per godere di privilegi che ai “comuni lavoratori” sono negati.

Per questo, senza volersi sostituire alla magistratura che sta indagando e senza voler dare giudizi affrettati, è sufficiente riportare le notizie di cronaca. Una cronaca che non fa bene al Paese, che offende milioni di lavoratori che ancora credono nel sindacato e soprattutto che fa male come uno schiaffo, ai tantissimi disoccupati giovani e meno giovani.

I Sindacalisti (quelli con la S maiuscola) come Bruno Buozzi, Filippo Corridoni, Giuseppe Di Vittorio, Giulio Pastore, si staranno rivoltando nella tomba al solo pensiero che quella del segretario generale, oggi, non è più una “missione” ma semplicemente un “volgarissimo business” dal quale trarre vantaggi e privilegi personali.

E i lavoratori? Quelli in Italia contano sempre meno. Specie in certi sindacati.

Articoli correlati

*

Top