Sgomberato il centro “Angelo Mai”. La Magistratura scavalca Ignazio Marino

Ignazio Marino

La Procura ordina l’intervento delle forze dell’ordine nello spazio assegnato dal Comune. Il tutto senza informare il sindaco di Roma, la cui delegittimazione continua inarrestabile

 

E’ ai limiti del grottesco l’ultima situazione in cui si è venuto a trovare il Sindaco di Roma, Ignazio Marino. Il personaggio possiede una particolare attitudine a cadere nel ridicolo, come quando si scagliò contro le buste del mega concorso del Comune o quando addebitò goffamente a chi lo aveva preceduto le colpe per gli allagamenti causati dai tombini e dalle caditoie ostruite.
Esiste un centro di produzione artistica, l’”Angelo Mai occupato altrove”, a cui il Comune nel 2006 ha assegnato uno spazio, vicino le Terme di Caracalla, dove poter portare avanti la propria attività. I suoi animatori lo definiscono “un luogo deputato alle arti, un laboratorio nazionale ed internazionale”. Giorni fa la Questura è intervenuta per sgomberare l’area ed apporre i sigilli ai cancelli, il tutto sui iniziativa del procuratore Giuseppe Pignatone.
L’aspetto surreale della faccenda è che il Tribunale di Roma si è mosso senza consultare né informare il Comune che, pur essendo proprietario dell’area, è stato tenuto completamente all’oscuro dell’operazione. Questo scavalcamento sa tanto di delegittimazione della Giunta Marino che, per tutta risposta, ha immediatamente chiesto il dissequestro del sito.
Da tempo infatti la sua attendibilità, soprattutto in tema di ordine pubblico, occupazioni, sfratti e sgomberi, è stata incrinata da scelte pilatesche, volte unicamente a creare consenso.
Il rovescio della medaglia di questa condotta politica dalle attitudini cerchiobottiste sono le situazioni precarie che crea, ed in cui si trovano tuttora intere famiglie in emergenza abitativa ed associazioni che gestiscono spazi nella più completa assenza di regole. Logica conseguenza, questa, della indefinitezza in cui versano certe realtà, un limbo fluttuante tra la legalità e la mancanza di controlli in cui inevitabilmente si insinua di tutto. Esattamente come riscontrato dalla Procura che ha denunciato i gestori dell’”Angelo Mai” per esercizio ricettivo abusivo. Facile ipotizzare che la lente d’ingrandimento degli inquirenti si sia concentrata sulle modalità di somministrazione di alimenti e gli adempimenti SIAE, già in passato oggetto di altre indagini.
I sigilli apposti al centro di produzione artistica sono stati accompagnati dagli sgomberi, poi rientrati, di altre due realtà gestite dalla stessa sigla, il “Comitato popolare di lotta per la casa”. Infatti, oltre a all’”Angelo Mai”, questa organizzazione coordina anche le occupazioni di due stabili al Tuscolano e all’Anagnina. Decine di suoi aderenti sono stati denunciati per invasione di edifici ed estorsioni perpetrate in danno degli occupanti. Sembra infatti che questi ultimi fossero obbligati al pagamento di somme di denaro, estorto per la Procura, versato come “quota condominiale” per gli inquilini.
Anche qui situazioni fuori controllo, su cui la Giunta Marino preferisce chiudere un occhio, se non tutti e due, per non dover affrontare di petto il problema. Il Comune dice di non avere i fondi per contrastare l’emergenza abitativa, il Sindaco preme per l’approvazione di una moratoria degli sfratti, si tollerano sacche di illegalità, ma tutto ciò viene sbandierato unicamente per dribblare le difficoltà. Il fine miope del lasciare le cose come stanno è la speranza che i problemi di Roma si risolvano da soli, ed intanto il patrimonio immobiliare del Comune, che debitamente ristrutturato potrebbe essere utilizzato per soddisfare il bisogno di alloggi o la richiesta di spazi aggregativi, viene svenduto o non utilizzato condannandolo inevitabilmente al degrado. E non si incentivano nemmeno i proprietari delle case ad affittare i 250mila (stima gonfiata non tenendo conto delle locazioni in nero) appartamenti sfitti di Roma. Per finire, luoghi per definizione deputati alla diffusione artistica e culturale come cinema e teatri, vengono demoliti o riadattati assecondando i bisogni della speculazione edilizia e commerciale. E qui il Comune a volte china il capo di fronte ai padroni della città, altre lo ficca nella sabbia come gli struzzi. A meno che non vengano occupati da qualcuno ed allora inizia la corsa a mettere il cappello sulle iniziative altrui, come sta succedendo per il Teatro Valle al centro o il Cinema America a Trastevere. Ne sa qualcosa l’assessore alla cultura Flavia Barca…
Mentre il Comune preferisce dare la priorità a pedonalizzazioni, viaggi all’estero, onorificenze e mega concerti, la gente, dal basso, si organizza. E così, rivendicando con forza la “legittima illegalità” delle occupazioni e delle gestioni, diciamo così, “allegre”, aumentano esponenzialmente occupazioni di edifici, cinema e teatri. Si provvede lì dove non riesce un’amministrazione distratta ed incapace.
E’ evidente che le operazioni di facciata che hanno consentito ai suoi predecessori Rutelli e Veltroni di vivacchiare, non permettono a Marino, in tempo di crisi, di ottenere il consenso sperato. Il fumo negli occhi si dirada sempre più in fretta, e lascia intravedere le voragini di una cattiva gestione delle risorse e degli spazi.

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