Il mondo politico ed il prefetto dicono no alla Fondazione “Teatro Valle Bene Comune”

Teatro Valle

Un’occupazione che dura da quasi tre anni, portata avanti da 5000 soci ed una Fondazione, quella del Teatro Valle Bene Comune, a cui non è stata riconosciuta la personalità giuridica per il “no” posto dal Prefetto di Roma Giuseppe Pecoraro, che ha deciso di bocciarne lo statuto. La ragione di tale scelta sarebbe nella “carenza di presupposti giuridici”. Per la Prefettura, infatti, nel documento mancano le basi a norma di legge per dare il via libera a quello che è già un grande esperimento di gestione partecipata di un bene comune sottratto alla speculazione. Sulla decisione di Pecoraro peserebbe sostanzialmente il parere del mondo politico. Da un lato il Comune di Roma, più incline alla nomina dirigenziale per la gestione dello storico teatro. A tenere duro l’Assessore alla Cultura Flavia Barca, che a più riprese è intervenuta sulla vicenda. “Le cose avvenute in questi anni dimostrano che quel luogo può diventare un centro di drammaturgia contemporanea”, ha affermato, nel tentativo di mettere il cappello su un’esperienza unica, quella di un teatro storico risollevato e rivitalizzato per l’iniziativa spontanea di lavoratori, artisti, intellettuali ed esponenti della cultura italiana. La Barca, da sempre contraria a soluzioni di forza come sgomberi forzati, ha a più riprese rifiutato il confronto con gli animatori dell’iniziativa affermando di avere altri progetti sul Valle. Dello stesso avviso, assumendo i medesimi atteggiamenti di chiusura nei confronti della Fondazione, sono stati i governi Letta e Renzi, che tramite i Ministri delle Attività Culturali che si sono succeduti, si sono sempre espressi contro questa esperienza di autogoverno, forse l’ultimo baluardo deciso a rallentare l’ennesima privatizzazione di uno spazio culturale.

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