Miracolo a Rai Pubblicità: mai più sconti al 90, massimo all’88%

Rai Pubblicità

Nuove strabilianti “performance” di Rai Pubblicità, la concessionaria di viale Mazzini che sotto la guida illuminata del duo Luigi Gubitosi-Fabrizio Piscopo si avvia velocemente a dimezzare i ricavi di appena quattro anni fa. A fronte di un piano da 376.000 euro per tre spot su Rai Uno, Due e Tre, ha portato a casa un netto di 45.000. E’ un risultato strabiliante perché questa volta, pur di accaparrarsi il prestigioso inserzionista di SEAT “Oliviero abbigliamento”, l’agente è riuscito a contenere lo sconto sotto il 90%. Dopo una trattativa verosimilmente serratissima, ha inchiodato il cliente a quota 88: un boato d’orgoglio sarà certamente partito dagli uffici dell’ex-SIPRA. Gli stessi dove però circola con insistenza anche questo quesito: ma gli “alleati” della SEAT non dovevano vendere solo per le “specializzate”, cioè per i canali tematici? Mistero.

E il mistero si fa ancora più fitto esaminando con attenzione la composizione dei break più ambiti messi in onda nelle ultime settimane. Per esempio quelli del prime time del sabato sera durante “Ballando con le stelle”. Dove, malgrado la cancellazione del primo blocco, Milly Carlucci continua a perdere regolarmente (e di brutto) i confronti con “Si tu que vales?”, programma di Canale 5 con Maria De Filippi. C’è stato insomma un sacrificio inutile, estremamente costoso e che creerà un precedente certamente invocato anche da altri conduttori di prima fascia. Con conseguenze facilmente immaginabili per i già ben disastrati conti della concessionaria.

Tornando alla composizione dei break del sabato sera, spiccano nuovi inserzionisti come “Caffè Coffi” (accanto a Rolex e Unicredit), ma anche “Arcanet supermercati” (tra Ferrero e l’Oreal). Dopo gli spot sulla Clinica dei denti, le televendite vasca-doccia e il “buco” da 4,2 milioni provocato da Salvo Castagna e dalla sua Italcom, l’impoverimento degli inserzionisti non è soltanto numerico (spesso i break ospitano solo 6 spot invece degli 8-9 di un tempo), ma anche qualitativo. Diretta conseguenza di quella spinta squisitamente commerciale che non è mai stata (e non doveva essere) una caratteristica della concessionaria delle reti Rai.

A Gubitosi e a Piscopo, questo non interessa. Tanto sanno benissimo che non riusciranno a fare danni anche l’anno prossimo.

 

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