Settimana di passione per Rai tra flop pubblicitari, ricorsi e Borsa

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Per la Rai comincia un’altra settimana di passione. Mentre continuano in termini sempre piu’ drammatici i flop dell’ex-SIPRA (che trascinano a fondo anche il prime time del sabato sera di Rai Uno), il CdA di viale Mazzini e’ chiamato a decidere se fare o no ricorso al Tar per il prelievo forzoso dei 150 milioni.

E sullo sfondo restano le preoccupazioni e le incertezze per il debutto in Borsa di Rai Way, avvalorate dalle strane telefonate di alcune banche ai propri correntisti per spingerli all’acquisto dei titoli della debuttante.

PUBBLICITA’—Sabato sera, Sabato sera, malgrado il sensibile e ormai consueto spostamento in avanti del primo break di Ballando con le Stelle, nel prime time Rai Uno ha perso di due punti contro Canale 5 (18 a 20). Ma la cosa piu’ grave e’ stato l’affollamento del primo intermezzo: solo cinque spot, due dei quali di autopubblicita’ Rai per Montalbano e Rai Way. E poi: manco mezza telepromozione. Di solito, negli spettacoli del sabato sera sulla rete ammiraglia, gli spot non sono mai stati meno di sette-otto per break, con il rinforzo di 2-3 telepromozioni.
Morale: non e’ certo la pubblicita’ a zavorrare le audience (come sostenuto dalla Carlucci per ottenere lo spostamento del break), ma la qualita’ del prodotto; e se gli spot calano e’ solo perche’ Rai Pubblicita‘ e il suo ad Fabrizio Piscopo che non la sanno vendere, su questo c’e’ poco da discutere; e viale Mazzini continua a spendere tantissimo per i programmi di punta, recuperando quasi niente dagli spot, registrando cali inesorabili in termini di audience.

CdA—Dopo l’inutile “processo” a Piscopo (difeso a spada tratta dal suo protettore-benefattore, il dg Luigi Gubitosi), mercoledi’ 12 i consiglieri d’amministrazione dovrebbero votare sul ricorso al Tar contro il prelievo di 150 milioni deciso dal governo Renzi sui ricavi da canone di viale Mazzini. Decisivo sara’ l’atteggiamento del rappresentante del Ministero dell’Economia, Marco Pinto, che essendo stato nominato dal governo Monti sembra intenzionato a tenersi le mani libere. Cosi’ come fece a suo tempo Angelo Maria Petroni, nominato da Tremonti, dopo la vittoria del centro-sinistra. Staremo a vedere il suo grado di indipendenza dal “tassatore” Padoan.
RAI WAY—Strane cose accadono intanto alla vigilia del collocamento in Borsa‎ del 30-34 per cento delle azioni della consociata. Perche’ da viale Mazzini vengono fatte filtrare indiscrezioni esaltanti (gia’ interamente coperto il book sul prezzo minimo della forchetta di valorizzazione della societa’, cioe’ 2,95 euro per azione; tra l’altro indiscrezioni che non sappiamo quanto siano regolari se fatte nella delicata fase di collocamento), mentre alcuni istituti di credito premono sui loro piu’ importanti correntisti per “consigliare caldamente” l’investimento su Rai Way.
Ce l’hanno segnalato, abbastanza indignati, due lettori clienti di due diversi Istituti di Credito‎. “Non era mai accaduto, neppure per collocamenti importanti come quelli di ENI ed ENEL: perche’ ora questo trattamento preferenziale?” ci hanno chiesto, pregandoci di parlarne. Eccoli serviti.
Se c’e’ questa frenesia di aiutare Rai Way, forse il collocamento non e’ proprio tutte rose e fiori. E i dubbi sollevati dal “Fatto Quotidiano” e rilanciati dall’“Ultima Ribattuta”, probabilmente non erano poi cosi’ peregrini.

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