ESCLUSIVA- Carceri: al DAP autisti come maggiordomi

dap

Si allarga la macchia di bianchetto che per anni è servita a nascondere gli imbrogli della gestione dei servizi del DAP (Dipartimento Amministrazione Penitenziaria).

Silenzi colpevoli, favori omertosi, dirigenti potenti convinti di restare impuniti. Come Claudia Greco – la donna che per oltre trent’anni ha prestato servizio presso il Centro Amministrativo G. Altavista (il polo amministrativo-contabile del DAP), di cui circa un ventennio come direttrice- ora indagata per associazione a delinquere e turbativa d’asta.

Adesso, però, tutti  i nodi stanno venendo al pettine e la ormai rinominata “banda del bianchetto” è stata smascherata. Le malefatte, (fra cui – appunto – le correzioni con il bianchetto sui documenti ufficiali del Dap) tenute nascoste in ogni modo tra l’omertà generale, sono finalmente diventate pubbliche. Giovedì 13 novembre, infatti, si concluderà la fase dell’udienza preliminare. Dopodiché, con ogni probabilità, partirà il processo. Si può dire che il vaso di Pandora si sia scoperchiato e, difficilmente ora potrà essere richiuso.

Intanto, emergono nuovi elementi che infangherebbero, o meglio incastrerebbero inequivocabilmente, Claudia Greco e i suoi fedelissimi collaboratori. La perquisizione nel Centro G. Altavista del 2011, fortemente voluta dall’allora ministro della Giustizia Francesco Nitto Palma, nel corso della quale vennero trovati, fra gli altri, anche documenti relativi alle gare d’appalto indette dal Dap manomessi con il bianchetto, non è la sola ragione di scandalo.

La signora Greco, infatti, per 21 anni ha avuto autisti-maggiordomi a sua completa disposizione, che ogni mattina la venivano, gentilmente, a prendere a casa, in via dello Scalo di San Lorenzo e la accompagnavano ovunque. Tutto questo con le due auto, pubbliche (o “blu”, a seconda delle preferenze) messe a disposizione della Direzione del polo amministrativo del DAP per servizi interni al Dipartimento. E che certamente non erano finalizzate al comodo trasporto della signora Greco che, però, le ha usate a suo piacimento. Una macchina, assegnata ad un ufficio, usata come un mezzo personale per 21 anni. Un comportamento che ricorda molto da vicino quello del  generale Enrico Ragosa, ex direttore generale risorse materiali, beni e servizi del Dipartimento Amministrazione Penitenziaria, iscritto nel registro degli indagati per peculato, truffa e abuso d’ufficio. Avrebbe usato le risorse del DAP, gestite insieme con i dipendenti del centro Giuseppe Altavista (diretto dalla Greco), come fossero le proprie. E pensare che alcuni magistrati (categoria non propriamente “vittima” dalla Giustizia) sono stati rinviati a giudizio per molto meno, magari solo per aver fatto salire sull’auto di servizio la propria moglie.

Greco-Ragosa, dunque, un binomio perfetto. Due dirigenti che per anni hanno fatto i comodi loro: utilizzo dei mezzi, rifornimenti di carburante gratuiti, impiego del personale per interessi propri. Soldi che sarebbero dovuti e potuti servire per cercare di migliorare la situazione nelle carceri, che invece sono sempre più fatiscenti. Nulla da fare, d’altronde, chi sta dentro se la passa male e chi sta fuori, ai vertici, ne approfitta. Proprio perché dentro pensa di non finirci mai.

Le domande, a questo punto, sorgono spontanee. I vertici del DAP sapevano? E qualcuno sapeva che l’autista (maggiordomo) di fiducia della signora Greco, l’assistente capo della polizia penitenziaria Massimiliano Evangelista, si recava spessissimo a Piazzale Dunant, (presso la sede del CRA, Centro Riparazioni Auto di Ascoli Leonardo)? Che, oltre a gestire tutta la manutenzione delle macchine del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria, ha beneficiato di quelle “famose” cancellature con le quali sono stati truccati gli appalti? E per quale motivo si recava proprio li così frequentemente?

Misteri che, adesso che alcuni di quegli stessi dirigenti (tra cui appunto la Greco) sono in pensione, tutti vogliono scoprire. Sicuramente però, chi davvero merita una spiegazione, quantomeno plausibile, sono quei detenuti costretti ogni giorno a vivere in condizioni vergognose. Nemmeno tutelate da quelle persone che, solamente in teoria, dovrebbero avere a cuore le loro sorti.

 

Articoli correlati

*

Top