Mille giorni dei marò prigionieri in India

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Mille. Come i giorni trascorsi dai maró in India senza che nessun politico sia stato in grado di riportarli in Italia. Mille. Come i giorni di debolezza delle nostre Istituzioni, incapaci di risolvere una situazione divenuta ormai paradossale. Mille. Come i giorni di figuracce collezionate e di strategie sbagliate da parte del nostro paese.

Non sono bastati tre capi del Governo diversi, Monti, Letta e Renzi e altrettanti ministri degli Esteri, Terzi di Sant’Agata, Bonino e Mogherini (più il neo Gentiloni), per trovare una soluzione reale. Quasi tre anni di tribolazioni, di scelte sbagliate, di  promesse mai mantenute. Nulla è cambiato da quel 15 febbraio del 2012: Massimiliano Latorre e Salvatore Girone sono ancora prigionieri in India (Latorre solo formalmente perchè ora si trova in Italia, da 45 giorni, per motivi di salute dopo esser stato colpito da un ictus), accusati di aver ucciso due pescatori imbarcati su un peschereccio indiano scambiato per un battello dedito alla pirateria.

Da quel giorno, nessuno è riuscito a riportare a casa i marò, né ad avere l’appoggio dell’Unione Europea, né, tantomeno, ad imporre e avviare un processo in sede internazionale. Un modus operandi che ha avuto un solo risultato: il fallimento. Una delle pagine più buie della nostra politica estera. Appena successe il fatto, il governo Monti, aveva deciso di pagare, di fare una donazione alle famiglie dei due pescatori indiani scomparsi. Una scelta che peggiorò soltanto le cose. Poi, con Letta premier, si scelse la via della trattativa, ma nessun frutto venne raccolto. Il governo Renzi ha intrapreso la strategia di “internazionalizzare”, coinvolgendo Onu e Nato. Risultati ancora non se ne vedono.

La realtà è che i due fucilieri della Marina sono stati praticamente abbandonati da un paese non in grado di tutelare i propri cittadini. Nessuno ha il coraggio di ammetterlo, ma è così. Perché ogni giorno si spera che la fine di questo incubo possa davvero arrivare, ma, come sempre, ogni “strategia” dei nostri Ministri viene puntualmente vanificata. Dichiarazioni ufficiali dei politici italiani senza mai avere un riscontro effettivo. Parole sono rimaste tali, sempre. Cambiano i governi, passano i giorni, ma la situazione rimane sempre invariata.

Ci aspettiamo di risolvere il tutto”, “Ci lavoriamo ogni giorno, ma non facciamo previsioni”, “La questione è delicata e riservata”, “Abbiamo incontrato Girone e Latorre, presto li riavremo in Italia”, “La nostra credibilità all’estero è tanta”, “Confido e sono speranzosa di riuscire nell’impresa”, “Abbiamo consegnato un dossier internazionale”.

Le riconoscete? Sono solamente alcune delle parole e delle promesse vane dei nostri politici che, a turno, hanno dato false speranze alle famiglie dei due marò e al popolo italiano.

E si potrebbe continuare all’infinito con la raffica di dichiarazioni che hanno accompagnato questi mille giorni. Dal febbraio del 2013 ad oggi si sono espressi tutti: Istituzioni, premier e ministri degli Esteri e della Difesa.

Ora si è tornati alla fase riservata, quella “top secret”, quella in cui più nessuno parla. Perché ci si è resi conto che la situazione tanto non si risolverà o perché finalmente qualcosa si sta muovendo? Sono molti gli indizi che fanno credere che la spiegazione plausibile sia la prima.

Intanto arrivano le parole di strazio e di rassegnazione di Vania, la moglie di Salvatore Girone, pubblicate dal “Tempo”. “Da mille giorni aspetto il mio marò. Ringrazio sentitamente, a nome di tutti noi, i tantissimi italiani che non ci hanno mai lasciati soli in questi interminabili mille giorni: il nostro pensiero è rivolto ai promotori dei gruppi per la libertà dei marò sui social network e ai tanti generosi sostenitori di iniziative, davvero centinaia e in tutta Italia, che contribuiscono a rendere sempre viva e partecipata la campagna per il rimpatrio di Massimiliano e Salvatore. Un po’ meno alle istituzioni. Vorrei che presto la nostra famiglia torni ad essere unita e serena. In Patria.”

Ed è quello che ci auguriamo tutti…

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