Agcom, che fine ha fatto il “Comitato processi in tv”?

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E’ in “coma profondo” se non addirittura “già defunto”, il “Comitato Agcom sui processi in Tv” fortemente voluto dal Presidente della Repubblica.
Ne è riprova il fatto che sui canali Rai e Mediaset trovano spazio, indisturbati, programmi che trattano in modo morboso, fuorviante e superficiale vicende giudiziarie la cui trattazione andrebbe presa con le molle.
A prendersi la briga di denunciare il perdurante silenzio del Comitato, attraverso una lettera indirizzata a Giorgio Napolitano, al Presidente dell’Agcom (Autorità per le garanzie nelle comunicazioni) e ai tre componenti dell’organo di controllo ci ha pensato il rappresentante del Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Giornalisti Pierluigi Roesler Franz. Che nella missiva in questione ha ricordato come il “Codice di autoregolamentazione in materia di rappresentazione di vicende giudiziarie nelle trasmissioni radiotelevisive”, fortemente voluto dal Capo dello Stato e sottoscritto nel 2009 da tutte le emittenti televisive ad eccezione di Sky e Telenorba, non venga applicato dal momento che il Comitato non risulta più ufficialmente operante da due anni.
Malintesa interpretazione della Spending Review da parte dei vertici dell’Agcom? Oppure un’operazione per mettere il bavaglio ad un organismo che “intendeva garantire il necessario equilibrio tra l’insopprimibile diritto di cronaca e i diritti costituzionalmente garantiti per le persone coinvolte nei processi, nel contesto di un preminente interesse pubblico ad una corretta informazione”?
Fatto sta che il Codice di autoregolamentazione, non essendo più operante il Comitato, si è di fatto autoannullato per inerzia.
E allora via libera alle prodezze della Barbara d’Urso di turno, in spregio alla riservatezza delle indagini ed alla privacy e dignità delle persone coinvolte, spesso indagate, imputate o vittime.
Vicende come quella di Elena Ceste, Yara Gambirasio, o come quelle avvenute ad Avetrana, Perugia e Cogne vengono impunemente trattate con morbosità e con cura maniacale nel descrivere i minimi dettagli di fatti scabrosi. Sfruttando così il dolore ed i sentimenti delle persone, per qualche punto di share in più.
“Processi paralleli”, li definisce Roesler Franz, che comportano i rischi connessi alla sovraesposizione mediatica delle vicende giudiziarie, tenuti tra l’altro da semplici presentatori.
E’ il caso di Barbara d’Urso (già giornalista pubblicista cancellatasi dall’Ordine del Lazio per non esserne radiata, in quanto testimonial di spot pubblicitari televisivi vietati dalla Carta dei Doveri del Giornalista), coadiuvata da uno stuolo da giornalisti.
Come in Mediaset, anche in Rai la solfa è la stessa, non illudiamoci che il servizio pubblico sia immune alla tirata d’orecchi.
Sarebbe il caso, quindi, che il “Comitato Processi in Tv” venga ridestato dallo stato di coma in cui versa.Sarebbe un doveroso atto di civiltà contro l’imbarbarimento dilagante. Che ne pensa, Presidente?

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Un Commento

  1. anna said:

    E’ semplicemente vergognoso come i conduttori anzi le conduttrici, in primis Barbara D’Urso, di programmi pomeridiani e domenicali tutti i santi giorni ci propinano fatti di cronaca con risvolti pruriginosi e scorretti .Nessuno può entrare nellla vita privata carpendo anche le cose più intime e che non c’entrano niente con l’accaduto.Dove è andata a finire la privacy?, loro si giustificano dicendo che hanno il dovere di informare.Ma io dico che informare è un conto penetrare e stuprare la privacy altrui è un altro.
    Barbara D’Urso è una persona che per l’audience non guarda in faccia nessuno. Vive di questo e scusatemi se sarò drastica, ma secondo me dovrebbero radiarla almeno per qualche anno.E’ scorretta e faziosa.

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