Circhi con animali, solo 2 Comuni su 10 li autorizzano

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Se i dati dovessero essere confermati, sarebbe il tracollo per il business dei circhi che utilizzano gli animali.
Solo 2 Comuni italiani su 10, a quanto dichiarano i rappresentanti della categoria dei circensi, attualmente consentono l’attendamento e lo svolgimento dei loro spettacoli.
Anni di battaglie animaliste rivolte contro le pessime condizioni di detenzione di leoni, tigri, elefanti e giraffe sembrano aver sortito l’effetto sperato. I Comuni, pressati dall’opinione pubblica, negano sempre più frequentemente il permesso per allestire i loro show.
Ed i circhi, dal canto loro, possono solo fare ricorso. E quando lo vincono è troppo tardi, dati i tempi lunghi della giustizia italiana.
Calano gli spettacoli e crollano i profitti, e i 10mila addetti dei quasi 200 circhi che gironzolano lungo lo stivale piangono miseria, invocando l’intervento dello Stato a tutela del loro lavoro.
Non gli bastano gli scandalosi sussidi percepiti grazie alla legge 163, con cui nel 1985 è stato istituito il Fondo Unico per lo Spettacolo con lo scopo di finanziare quelle realtà che operano nel campo del circo e dello spettacolo viaggiante. A botte di 6 mln di euro l’anno, mica bruscolini.
Nonostante questo, l’Ente Nazionale Circhi continua a lamentare la mancanza di fondi.
Dicono di pagare tasse e contributi (ci mancherebbe…), e di costituire l’alternativa ai centri commerciali, alle sale giochi, ai cinema e ai concerti. Dei maltrattamenti che infliggono agli animali, nessuna menzione.
Ci chiediamo se la nostra società abbia ancora bisogno di questi spettacoli anacronistici, basati sullo sfruttamento di esseri senzienti.

 

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