Lettera da Tor Sapienza: ecco la verità…

tor sapienza

Caro direttore,

quanto è facile gettare fango sulle persone e su un quartiere intero, quanto è facile mistificare e minimizzare quanto accade in alcune realtà così vicine ma alle quali si è sempre voltato le spalle.

Le voglio parlare del mio quartiere Tor Sapienza. Dal 1995 fino a qualche anno fa ho vissuto in questa borgata – come viene erroneamente chiamata, forse anche in senso dispregiativo – e ne ho visto e subito quasi tutti gli sviluppi, purtroppo la maggior parte in negativo. È una zona con i suoi limiti, come ogni parte di Roma. Anche i Parioli o il Fleming ne hanno, ma questi limiti durante gli anni sono cresciuti a dismisura ed in maniera del tutto incontrollata, senza che nessuno se ne accorgesse. Né le istituzioni, né chi dovrebbe gestire e garantire la sicurezza, tanto da creare un vero e “rettangolo dell’illegalità”.

Non mi stupisco che la gente sia stufa, che voglia cercare di risolvere da sola una situazione che è diventata invivibile da qualche anno. I miei genitori vivono ancora lì, alle spalle di viale Giorgio Morandi, nota alle cronache in questi giorni per gli scontri di piazza per liberare il quartiere dall’ennesima situazione paradossale.

La gente di Tor Sapienza non è né fascista, né razzista, è solo stufa di essere chiusa in un pallone sperimentale nel quale ci sono prostitute e transessuali che battono di giorno e di notte, di un campo nomadi che sembra una discarica a cielo aperto e di un mercato – Porta Portese 2 – che la domenica dovrebbe portare tradizione ed autenticità invece porta sporcizia e microcriminalità.

Stessero zitti i vari politici e politicanti che oggi si riempiono la bocca di parole pro-periferia, stesse zitto Salvini che, in cerca di voti bilaterali, fa il demagogo senza neppure sapere dove è Tor Sapienza e cosa viva. Ai cittadini di questo quartiere servono azioni, servono fatti, serve di essere liberati dallo schifo che li circonda, non una visita rastrella voti. Solo allora potranno tornare a vivere sereni.

Il problema di Tor Sapienza non è il centro d’accoglienza per gli immigrati, anzi, forse è meglio dire non è solo quello il problema. Le faccio un veloce disegno del quartiere che si sviluppa principalmente su tre strade parallele: la Palmiro Togliatti, Viale Giorgio de Chirico e Via di Tor Sapienza, a fare da cornice via Collatina Vecchia e Via Prenestina. Insomma, un rettangolo con all’interno una miriade di disagi. Partiamo proprio dall’inizio. Girando a destra sulla Palmiro Togliatti ci troviamo al vecchio mattatoio, per l’esattezza Piazzale Pino Pascali, dove giorno e notte ci imbattiamo in prostitute e transessuali, di ogni razza e nazionalità che occupano quell’area. Da lì parte Via Gino Severini una strada, che unisce la grande piazza dove la domenica c’è il mercato di Porta Portese 2 e via Collatina. Beh, in questa piccola via, oltre ad un punto di raccolta per l’immondizia, c’è di tutto: materassi sui quali vengono consumati atti sessuali, mini case costruite ad hoc con materiali imprecisati per far sì che il lavoro delle signorine (?!?) sia perfetto ed accogliente, preservativi e buste della spazzatura in ogni dove.

Continuando il nostro viaggio, si arriva sulla Collatina, dove, prima di un semaforo, c’è una stradina di 500 metri: Via Guglielmo Sansoni che porta su Via Collatina Vecchia. Lì troviamo davvero di tutto: un quartiere nel quartiere, un campo rom che sembra una vera e propria discarica. Baracche costruite nel fango, pneumatici bruciati, spazzatura ammassata da mesi, forse anni, topi ed animali che forse ancora devono essere scoperti, adulti, donne e bambini che girano scalzi per il quartiere rovistando nei secchioni cercando di rimediare qualcosa da portare a ‘casa’. E non finisce qui citando il grande Corrado Mantoni, perché se il giorno il quartiere appare normale, la notte si trasforma: i trans ‘esercitano’ sotto le abitazioni nel parco che inizia a Viale De Chirico e finisce a Viale Morandi. Lo stesso parco nel quale con i miei amici giocavo a pallone, ci divertivamo ed era punto di aggregazione. Ora è diventato un’attrazione sessuale per i cittadini di tutta Roma. Se ancora non bastasse, sulla Collatina, all’altezza di Bricofer, c’è un palazzo occupato da anni. Mentre, sulla Prenestina, a poche centinaia di metri dalla via principale del quartiere, due Hotel hanno fatto la stessa fine.

Se si vuol spostare il problema sulle attività politiche, sui fascisti, sui neonazisti, sugli ultras o sui comunisti che si faccia pure ma, poi, che ci si prenda anche la responsabilità di ciò che si scrive. Tor Sapienza è stanca di vivere nel degrado e nell’abbandono, nella dimenticanza delle istituzioni, tra le prostitute, i rom e l’inciviltà. Caro Sindaco Marino, care istituzioni, sono disposto a farvi fare un tour ed all’occorrenza anche un ‘PuttanTour’, magari vi servirà a capire cosa succede in un luogo che avete dimenticato e che merita rispetto, per la tradizione popolare di un quartiere che subisce da anni.

Marco Anselmi

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4 Commenti

  1. Carlo said:

    marco, conosco bene quella zona per esserci vissuto oltre 30 anni. Lo ammetti candidametw anche tu: il problema non è il centro di accoglienza e le sole 35 persone che ospita. Ma il degrado dei campi rom, delle buche e dell’assetto del quartiere. Allora bene protestare per risolvere questi poblemi, ma l’assalto ai rifugiati non solo non risolve i problemi reali, ma dimostra solamente lo sprofondo culturale cui siamo arrivati. Se si ruba, si va in galera, per l’atto che si è compiuto, nessuno può essere assaltato e cacciato solo perchè è immigrato. È questo il razzismo

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  3. micaela sierras said:

    Marco sei forte. Bravo!!! Che le tue parole arrivino al posto giusto ho i miei dubbi perché i più schifosi, più delle prostitute e peggio, sono i politici, tutti prostituti per vantaggi personali che perseguono a tesata bassa fregandosene dei problemi dei cittadini che dovrebbero affrontare.

  4. Ale said:

    il palazzo difronte bricofer non è occupato, bensì ci sono dei rifugiati politici regolamentari!
    Comunque hai centrato in pieno il problema

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