Lazio: Lotito, De Martino e l’intervista impossibile a Manzini

manzini lotito de martino

Questa è la storia di un’intervista impossibile, quella a Maurizio Manzini, di un’intervista che “nun se pò ffa’…perché no, nun se pò ffà e basta”. Ho deciso di raccontarla per far capire come intendono la lazialità nella società di Formello, quella gestita dal presidente Claudio Lotito e dal suo degno responsabile della comunicazione, Stefano De Martino.

Il 25 novembre, Maurizio Manzini compirà 74 anni, 43 dei quali trascorsi al servizio della S.S.Lazio Calcio. Prima come collaboratore (ai tempi di Tommaso Maestrelli e del primo scudetto), poi dall’88 come team manager. Lui, lazialissimo in una famiglia di romanisti, lasciò in cinque minuti un incarico da dirigente dell’American Express per accettare la proposta dell’allora presidente Giorgio Calleri pur di coronare il sogno della vita: lavorare a tempo pieno per la sua adorata Lazio.

Manzini, quindi, più di chiunque altro, rappresenta il filo conduttore biancoceleste tra società, squadra e tifosi da quel lontanissimo 1971, anno della prima collaborazione.

Che dite, sarebbe stato sbagliato onorare il suo compleanno parlando con lui di che cos’è la lazialità a Roma? Bene. Avevo dato incarico ad uno dei miei redattori, Luca Cirimbilla, anche lui aquilotto doc, di portare a casa questo doveroso omaggio da offrire ai nostri lettori e a quelli del “Centro Studi 9 gennaio 1900”. Beh, non c’è stato verso, “mission impossible”.

La prima telefonata è stata direttamente a Manzini. Che però, da dirigente corretto qual è sempre stato, ha pregato di seguire il canale istituzionale per le autorizzazioni di prammatica: De Martino, appunto.

A questo punto, è cominciata una sorta di “via Crucis”. Già riuscire a parlare con l’indaffaratissimo (ad ogni ora) responsabile della comunicazione, si è rivelata la scalata dell’Everest. O non rispondeva, o troncava la conversazione dopo pochi secondi, invitando bruscamente a richiamarlo dopo qualche giorno, “meglio la prossima settimana”. Così, di settimane ne ha fatte trascorrere tre, senza mai dare una risposta. Una prova di maleducazione e di arroganza difficilmente superabile.

Fino a ieri pomeriggio, quando finalmente (autonomamente o su input del presidente?) se n’è uscito con quel “nun se pò ffa’…perché nun se pò ffa’”. Punto e fine della trasmissione.

Tanti auguri di cuore lo stesso, Maurizio! E grazie per tutti questi anni in cui ti sei saputo sacrificare così completamente per la Lazio. Dimostrando una lazialità che questi personaggetti che si occupano della Biancoceleste se la possono solo sognare. E sperando che adesso non vada a finire che se la prendono con te: quando uno non è capace di fare il proprio mestiere, può capitare di tutto, purtroppo…

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2 Commenti

  1. pina said:

    Guidoneeeeeeeeeeeeeeee?!?!! C’hai ragione! Manzini meriterebbe molto, anzi moltissimo dalla Lazio. Ma al di là della società assente, per fortuna, ci sono i tifosi che si sono da sempre identificati in Bob Lovati e in Maurizio Manzini a cui vanno i MIEI AUGURI. Guido, ricordi? Era un bel dì di maggio ed io sento ancora, la tua voce pronunciare dagli altoparlanti dell’olimpico queste parole: lo scudetto è nostro, non ce lo possono più levare. Tutto ciò avveniva dopo che il mitico Cucchi dal Renato Curi di Perugia chiudeva così: “mentre in questo istante Collina dichiara chiuso il confronto. Sono le 18 e 4 minuti del 14 maggio del 2000 LA LAZIO E’ CAMPIONE D’ITALIA. Guido mio, che te lo dico a fa’.
    Salutoni “aquilotto”

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