Ebola: in Liberia stop a stato di emergenza

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La decisione dopo l’annuncio dell’Oms sull’arresto del numero dei contagi di ebola. Nel frattempo partono le cure sperimentali.

Fine dello stato di emergenza per l’ebola in Liberia: la presidentessa Ellen Johnson Sirleaf ha annunciato che non chiederà un’estensione della misura cautelativa imposta ad agosto nel Paese africano, uno dei più colpiti dall’epidemia con oltre 2.800 morti. Resta in vigore il coprifuoco notturno anche perché, come tiene a precisare la stessa Sirleaf «la battaglia non è affatto conclusa».

«I progressi che abbiamo registrato insieme alle varie misure e gli interventi in corso hanno contribuito a riposizionare il nostro Paese per affrontare la lotta contro il virus finché non sarà sradicato», ha spiegato. L’annuncio della riduzione delle misure restrittive è stato possibile dopo che l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha dichiarato che «la curva dei casi di contagio da virus ebola non sta più salendo in Liberia e Guinea» sebbene alcuni rapporti non ufficiali raccolti dall’Associate Press parlano nelle medesime ore del manifestarsi di nuovi focolai di contagio proprio in Liberia.

In una “lettera al mondo”, trasmessa dalla BBC, la presidentessa ha detto che l’ebola è una malattia che «non rispetta confini» e che ogni paese deve dare il suo contributo per sconfiggerla.

L’epidemia ha ucciso più di cinquemila persone in tutta l’Africa occidentale, tra cui 2.200 in Liberia. Nei paesi più colpiti – Guinea, Liberia e Sierra Leone – circa 14mila persone sono state contagiate dal virus, delle quali il 70% è destinato a morte certa.

Intanto è di queste ore la notizia che Medici senza frontiere intende testare tre diversi metodi di trattamento dell’ebola nelle cliniche in Africa occidentale. L’esperimento avrà inizio tra due mesi, nella speranza di ridurre l’alto tasso di mortalità della malattia in Africa. I risultati degli studi clinici saranno noti a febbraio 2015.

«Vogliamo scoprire se funziona per l’Ebola, se è sicuro e se può essere utilizzato su ampia scala» ha affermato Johan van Griensven di Itm, coordinatore dello studio. «Una stretta comunicazione con i sopravvissuti e con la comunità in generale sarà di vitale importanza per il suo successo. Ci auguriamo che i pazienti guariti che donano plasma e sangue per aiutare le persone malate possano contribuire a ridurre la paura della malattia e la stigmatizzazione».

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