Da Rai Way a Rai PubblicitĂ : ecco l’uragano Gubiscopo

Rai PubblicitĂ 

Dunque, si sa gia’ che e’ stato un successone. Non c’e’ bisogno di aspettare mercoledi’ 19, ne’ i giorni e le settimane seguenti. L’offerta globale di vendita delle azioni Rai Way, finalizzata alla quotazione in Borsa, si e’ rivelata un trionfo.

Come al solito, quando si tratta di portare a casa una “marchetta” in campo economico, “Il Messaggero” batte tutti sul tempo e arriva primo al traguardo. “Evidentemente – scodinzola festevole un anonimo redattore – il direttore generale della tv di Stato, Luigi Gubitosi, profondo conoscitore del mercato finanziario per aver guidato da merchant banker BofA-Merrill Lynch e prim’ancora rivestito l’incarico di CFO della Fiat, ha saputo toccare le corde degli investitori istituzionali, probabilmente anche grazie alla bonta’ industriale della proposta”. Certo, come no. Ma si puo’ scrivere un “soffietto” del genere in un pezzo anonimo di cronaca‎? In via del Tritone, si’. E senza avvampare di vergogna.
‎Il trionfo annunciato di Rai Way in Borsa, merita pero’ anche altre considerazioni sul brillante operato di Gubitosi e del suo “protetto” preferito, l’ad di Rai Pubblicita’ Fabrizio Piscopo.
Sapete quanto vale la campagna pubblicitaria-monstre dei circa 500  spot da 50 e 60 secondi, oltretutto molto concentrati proprio sulla rete ammiraglia di RaiUno? Una sciocchezza da appena 17-18 milioni di euro, cioe’ 34-36 miliardi del vecchio conio, chioserebbe Paolo Bonolis. Una campagna-monstre da 1.000 ( mille!) GRP’s (il metro di valutazione per calcolare la pressione pubblicitaria)‎. Se si considera che prima della crisi del mercato, veniva considerata molto forte una campagna da 500 GRP’s e che oggi l’indice di pressione si aggira intorno ai 2-300, ci si puo’ facilmente rendere conto della megalomania dimostrata da Gubiscopo.
Detto questo, sorgono spontanee alcune domande: chi ha pagato la campagna-monstre? Rai o Rai Way? ‎Di quali sconti il committente ha potuto usufruire da parte della concessionaria? E la fatturazione quale percorso ha seguito?
E’ chiedere troppo?
Non e’ finita. Qualcuno che non sia il soccorrevole dg ha riflettuto sul fatto che se e’ stato possibile pianificare una campagna del genere, cio’ e’ avvenuto perche’ Rai Pubblicita’ aveva una miriade di break (e su RaiUno!) privi di spot da parte degli inserzionisti‎? Qualcuno che non sia il soccorrevole dg, non riterrebbe sia finalmente arrivato il momento di fare un monitoraggio completo di cosa sia davvero contenuto nei vari break dell’ex-Sipra?
Quest’ultimo interrogativo e’ dettato anche dalle piu’ recenti prodezze dell’ineffabile Piscopo‎. Per esempio, all’interno di quel risorto Carosello che doveva rappresentare il nuovo “fiore all’occhiello” per i clienti. Ricordate le promesse? Torna la narrazione, tornano gli spot lunghi con storie da 120 secondi, capaci di rinverdire (grazie anche ad una struttura creativa interna di altissima qualitĂ ) i fasti dei testimonial alla Gassman, alla Loren, alla Manfredi.  Da morire dal ridere. Oggi, “Carosello” e’ qualcosa di pietoso, inzeppato con una patetica sorta di sit-com (“Genitori”) perche’ altrimenti, con quei poveri due tre inserzionisti veri, non si arriverebbe a chiudere il break sopra i 3 minuti (giovedi’, ad esempio, durava appena 210 secondi, con soli 5 spot da 15 e 30 secondi). Un’autentica tragedia.
E cosi’ anche un cliente come il mitico Giovanni Rana‎ (che ci tiene molto ad essere testimonial del proprio prodotto), alla fine preferisce farsi fare un’intervista-marchettone su “Virus”, da Nicola Porro, piuttosto che puntare su una robusta pianificazione da parte della mitica concessionaria targata Gubiscopo.
A proposito: ma l’Ordine dei Giornalisti e l’Agcom che ci stanno a fare?

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