[Video] Milano 1939, la raccolta dei rifiuti porta a porta era già realtà

Ce li immaginiamo intenti a spremersi le meningi, i tecnici delle amministrazioni locali italiane mentre organizzano la raccolta dei rifiuti porta a porta nella propria città.

Anni di studio, viaggi all’estero, senza magari cavare un ragno dal buco. E basterebbe così poco per trovare l’idea ispiratrice, facendo il piccolo sforzo di andare a visitare la sezione “Archivio Storico” dell’Istituto Luce.
E si stropiccerebbero gli occhi, vedendo un documentario della Settimana Incom girato nel 1939 dal titolo “Nulla si distrugge” (clicca qui per vederlo) che racconta il modo in cui il Comune di Milano si era organizzato ben 75 anni fa per smaltire e riciclare i rifiuti, predisponendo un’efficiente raccolta differenziata ante litteram.
In 11 minuti il filmato ci mostra come l’immondizia veniva prelevata dai bidoni condominiali, poi stipati in camion-treni che venivano portati nell’impianto di trattamento della “Spai”, collocato a 12 km dalla città.
Dopo le operazioni di svuotamento e lavaggio dei secchioni, entrambe effettuate meccanicamente, iniziava il processo di selezione del materiale conferito, stimato in 8mila quintali giornalieri.
Ripuliti dal terriccio, i rifiuti venivano suddivisi per materiali. Da una parte la carta, separata per mezzo di aspiratori, da un’altra i barattoli ed i materiali ferrosi (400 quintali al giorno), attratti da un’enorme elettrocalamita.
Tutto il resto dell’immondizia veniva fatta scorrere su un nastro, e durante il tragitto stracci ed ossa subivano una selezione manuale.
Terminata la fase di smistamento la carta veniva pressata in balle ed avviata alle cartiere per essere trasformata in pasta, a sua volta asciugata ed essiccata per poi ricavarne fogli di carta e scatole di cartone.
Gli stracci venivano invece pressati ed inviati negli stabilimenti tessili per la loro rigenerazione.
Le ossa, opportunamente selezionate, erano pronte per diventare bottoni e pettini. Quelle inadeguate a tale scopo venivano frantumate e private del grasso (pronto per diventare colla), per poi essere polverizzate e diventare fosfato fertilizzante.
Il metallo veniva distagnato per recuperare l’omonimo materiale, necessario per effettuare le saldature. Anche l’alluminio veniva messo da parte (un quintale al giorno), mentre il ferro (250 quintali al dì) prendeva la strada delle ferriere per ritornare materia prima.
Sembra impensabile, ma anche le calze da donna subivano un processo di trasformazione che le avrebbe portate, dopo la battitura, filatura e tessitura, a diventare tappeti.
Ok, d’accordo, qualcuno obietterà che all’epoca non esisteva ancora la plastica, la quantità di rifiuti prodotta era decisamente minore e di conseguenza era tutto molto più semplice.
Ma non c’era la tecnologia di adesso, ed il documentario è stato girato in una grande città come Milano, mica Zagarolo.
C’era, quella si, la volontà di rinnovare la materia, un concetto incoraggiato anche dall’economia autarchica della fine degli anni ’30.
Mentre nei decenni a seguire prevalse invece l’idea, folle e sbrigativa, di conferire in discarica pressoché tutta la spazzatura.
Era arrivato il benessere, con tutti i suoi contro.

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Un Commento

  1. mauro said:

    Automobili elettriche
    Energia elettrica 100% idroelettrica
    Riciclaggio totale dei rifiuti

    Gli economisti di oggi Brennero molto da imparare!!!!!!

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