Gentiloni, Masi (Tg2), i marò e gli altri “dimenticati”

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Il neo ministro degli Esteri Paolo Gentiloni si è concesso ieri una lunga intervista al Tg2. Tanti naturalmente i temi affrontati. Dalla Russia, con la possibilità (remota) di assistere ad una nuova Guerra Fredda, alla situazione dell’Europa con l’Italia che, secondo lui, si sta riprendendo. All’Isis che mette paura, all’immigrazione. Poi il solito disco rotto sul caso dei marò. Infine la questione Chico Forti, un italiano detenuto a Miami da 10 anni.

Proprio sul tema dei due fucilieri della Marina Italiana piovono le critiche maggiori al ministro e al Tg2. A gennaio, infatti, Massimiliano Latorre sarà costretto a tornare in India. Finirà la sua licenza per malattia. Alla domanda dell’intervistatore – per l’occasione nientepopodimenoche il direttore dello stesso Tg2 Marcello Masi- “cosa si può ancora fare per risolvere questa drammatica situazione?”, la risposta è stata sempre la stessa, inutile. “Siamo in contatto con il governo indiano, stiamo cercando una soluzione con i più alti livelli politici. Stiamo facendo il massimo”. Incredibile, dopo oltre mille giorni di prigionia, le parole sono sempre uguali. Affermazioni inattendibili ormai, a cui non crede più nessuno. Sono cambiati tre capi del Governo, Monti, Letta e Renzi, e addirittura quattro ministri degli Esteri, Terzi Sant’Agata, Bonino, Mogherini e appunto Gentiloni. Tutti hanno sempre ripetuto le stesse identiche parole. Peccato anche che il Tg2 si sia prestato alla solita “intervista in ginocchio”, una delle tante, quando aveva l’occasione per domandare il perché di una così disarmante debolezza dell’Italia di fronte agli altri paesi internazionali e chiedere (e pretendere) delle spiegazioni a nome degli italiani.

Si, perché, oltre ai marò, ci sono tanti nostri connazionali dimenticati nelle carceri straniere. Uno di questi è, appunto, Enrico Forti, detenuto a Miami perché condannato all’ergastolo per omicidio. Un’accusa dalla quale “Chico” si è sempre ritenuto estraneo. Gentiloni, nell’intervista di ieri, è stato interpellato dal direttore pure su questo argomento. “Ci stiamo lavorando, agiremo per vie legali e chiederemo la revisione del processo”. Ma, ancora una volta, sembrano soltanto belle parole.

Benissimo, ma forse né il ministro degli Esteri, né il giornalista, sanno che oltre a Forti, di italiani prigionieri ce ne sono anche altri. Come Roberto Berardi, detenuto nel carcere di Bata, in Guinea Equatoriale, da più di un anno e mezzo. Da innocente. Magari sarebbe stato giusto e doveroso parlare anche di lui. “Ormai lo hanno dimenticato e questa è un’ulteriore dimostrazione”, le parole della moglie Rossella Palumbo.

Proprio in Guinea Equatoriale, tra due mesi, inizierà la Coppa d’Africa. Un’occasione importante per tenere alta la questione, per lanciare un appello ai giocatori “italiani” che andranno a giocare lì. “Liberate Roberto Berardi”, lo slogan lanciato dalla nostra testata. Ma se gli stessi organi di informazione, come il Tg2 e come i vertici della politica italiana se ne dimenticano, allora diventa davvero difficile riuscire a far qualcosa di concreto.

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