Baby squillo: patteggiamenti monetari e silenzi su troppi nomi?

Aggiornamento ore 16:00

I pm sembrerebbe che non abbiano dato nessun assenso ai patteggiamenti per i clienti delle baby squillo dei Parioli. Da piazzale Clodio arriva una smentita sulle indiscrezioni di stampa sulla chiusura per alcuni dei 50 indagati dei conti con la giustizia con un patteggiamento di 40 mila euro. Alcune richieste di un accordo tra accusa e le difese degli indagati sono già arrivate sui tavoli degli inquirenti, ma i pm che smentiscono di aver dato un parere favorevole. Staremo a vedere. Intanto è ancora mistero sul nome dei 47 indagati nell’inchiesta.

La corsa ai patteggiamenti è partita. Troppa la paura di vedersi schiaffata la propria foto su tutti i giornali, troppa la paura di una bella carriera rovinata per essere andati a letto a pagamento con una minorenne. Troppo grande anche il timore di uno scandalo con moglie, figli e fidanzate di turno. La volontà è quella di chiudere il più in fretta possibile, sperando di restare nell’anonimato.

I clienti delle due baby squillo potranno salvare la faccia trovando un “accordo” con i pubblici ministeri pagando 40 mila euro (250 euro al giorno moltiplicati per 160 giorni di condanna, considerato il patteggiamento). Oppure potranno optare per la “libertà controllata” che implica il divieto di allontanarsi dal Comune di residenza ed il ritiro di patente di guida e passaporto. Lavori e trattative in corso, anche se qualcuno un accordo sembra averlo già trovato. Ma ci sono 50 indagati nello scandalo baby prostitute. La domanda è lecita: chi sono? Non si sa. O meglio, soltanto alcune identità sono state svelate. Altre, volutamente, vengono protette e nascoste. E’ il costume italiano, quello della fuga di notizie teleguidate. Si fanno i nomi soltanto delle persone che si vogliono colpire. Il classico “due pesi e due misure”. I più “sfortunati”, per ora, sono stati soltanto Mauro Floriani, il marito della Mussolini e Nicola Bruno, l’avvocato figlio del parlamentare di Forza Italia, Donato. Sottoposti alla gogna mediatica è giusto che paghino, se ritenuti colpevoli (oltre a loro anche il dirigente della banca d’Italia Andrea Cividini). Ma come loro ci sono altre 47 “identità nascoste” che vengono protette e che dovrebbero pagare ugualmente. Funzionari, professionisti e semplici impiegati. Il “rischio” è che se la cavino sborsando 40 mila euro e che il loro nome rimanga un segreto per tutti.

Che fine ha fatto il nome del giornalista coinvolto nel giro delle due (per ora) ragazze minorenni che si prostituivano ai Parioli? Aveva rilasciato un’intervista anonima su Il Tempo, poi, in nome della difesa della corporazione, non si è saputo più nulla. Come è calato il sipario troppo in fretta su un dirigente della Banca d’Italia, Andrea Cividini, prima coinvolto, poi “salvato” perchè il cellulare incriminato non era il suo, ma di un altro dipendente. Perfetto, ma ci dicessero di chi è.Un vero e proprio mistero.

Intanto scoppiano le polemiche sul possibile patteggiamento da parte degli “sfruttatori”.  “Con il patteggiamento e un’ammenda di poche migliaia di euro quanti hanno beneficiato di prestazioni sessuali da bambine di 14 anni se la cavano. Tutto ciò è inammissibile”, ha dichiarato Antonio Marziale, presidente dell’Osservatorio sui Diritti dei Minori.

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