Le strane coincidenze giudiziarie del “caso Di Lorenzo” ed il fallimento KEIS

Giuseppe Cascini

Il pubblico ministero Giuseppe Cascini, dovendosi candidare al CSM, ha deciso che la cosa migliore da fare fosse chiudere frettolosamente tutte le inchieste pendenti presso il suo ufficio

Sarà un caso, sarà pure una semplice coincidenza, ma certo dà da pensare. Vediamo i fatti. Il  19 marzo, sul nostro “magazine” sfogliabile, abbiamo pubblicato la storia di come la società di produzione televisiva (intrattenimento e fiction) LDM, di proprietà di Piero Di Lorenzo, è stata poco per volta strangolata e messa fuori dalla Rai. Una evidente ritorsione per la denuncia con la quale l’imprenditore aveva denunciato i tentativi di taglieggiamento da parte di alcuni alti dirigenti di viale Mazzini. Senza mai ricevere, a sua volta, querele per diffamazione. Sempre sullo stesso numero, avevamo messo on line anche una dura intervista di Di Lorenzo, attraverso cui l’ex-produttore ribadiva la propria volontà di andare fino in fondo, a prescindere dal silenzio dei media che la Rai era riuscita ad ottenere (grazie anche agli “aiutini” degli amici dell’ENI) sugli sviluppi della vicenda secondo il metodo del Conte zio di manzoniana memoria: “sopire, troncare…troncare, sopire”.
L’anno scorso, tuttavia, viale Mazzini aveva giocato anche la carta dell’intimidazione, facendo trapelare – sul “Fatto quotidiano” – che Di Lorenzo era a sua volta indagato per sospetto finanziamento illecito ai partiti nell’ambito dell’inchiesta sul fallimento della KEIS, la società di comunicazione che faceva capo all’ex-segretario particolare di Gianfranco Fini, Francesco (“Checchino”) Proietti Cosimi. Come a dire: ma di che ti lamenti? anche tu hai scheletri nell’armadio.
Nella nuova intervista che pubblichiamo in questa stessa pagina, Di Lorenzo non si tira indietro e, nel ridimensionare totalmente la portata del suo coinvolgimento, non manca però giustamente di sottolineare le troppe coincidenze che seguono passo passo le vicenda giudiziaria di cui è vittima e parte lesa.
Come, appunto, la richiesta di rinvio a giudizio per la KEIS che proprio in questi giorni il pubblico ministero Giuseppe Cascini ha deciso di firmare. Sui motivi che hanno spinto il magistrato inquirente, malgrado la manifesta contraddittorietà degli elementi nei confronti dell’imprenditore, a disporre il deposito degli atti e quindi l’automatica richiesta di dibattimento davanti al Gip, circolano varie ipotesi. La più accreditata sembra quella che porta alla decisione di Cascini di candidarsi al prossimo CSM e quindi alla necessità di spogliarsi rapidamente di tutti i fascicoli pendenti presso il proprio ufficio. E visto che non sarà comunque lui a rappresentare l’accusa al prossimo passaggio giudiziario, che importanza può avere mandare avanti anche procedimenti basati sul nulla?
Sarà anche vero, ma certo la combinazione dei tempi, ogniqualvolta Di Lorenzo muove le acque, resta sospetta. Molto sospetta.

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