Intramontabili, interscambiabili: semplicemente boiardi

Un informatissimo Carlo Tecce, su Il Fatto Quotidiano, ha annunciato il prolungarsi dell’era di Paolo Scaroni in Eni. Secondo le indiscrezioni riportate dal giornalista alcuni importanti cacciatori di teste (Spencer Stuart e Korn Ferry) sarebbero stati coinvolti per avviare la rottamazione tanto voluta e altrettanto sbandierata dal presidente del consiglio, Matteo Renzi.

Una rottamazione che sarà compiuta solo in parte. Appare sempre più improbabile, infatti, la quarta nomina consecutiva dell’attuale ad, anche a causa della condanna in attesa di appello che pende sulla sua testa. Scaroni, però, non lascerà del tutto il guinzaglio del cane a sei zampe, come abbiamo già avuto modo di analizzare qualche settimana fa sul nostro sfogliabile settimanale. Per lui si fa sempre più concreta la possibilità di sedersi sulla poltrona della presidenza Eni. Con buona pace per la rottamazione di Renzi.

Il processo di svecchiamento, o presunto tale, voluto dal “premier calato dall’alto” coinvolgerebbe anche le altre aziende: se Scaroni rappresenta il colpo al cerchio, ovvero quanto voluto da Silvio Berlusconi, il colpo alla botte potrebbe riguardare la nomina di Monica Mondardini alla guida di Poste Italiane. Proprio la Mondardini, infatti, rappresenta l’area politica ed imprenditoriale legata al centrosinistra. Attualmente è amministratore delegato del gruppo Cir, di proprietà della famiglia di Carlo De Benedetti. Proprio quel De Benedetti che, dietro le quinte, provò a dettare la lista dei ministri del governo Renzi che si era appena insediato.

Sfumato il suo Fabrizio Barca al ministero dello Sviluppo Economico, forse l’ingegnere ha ripiegato sulla poltrona di una azienda pubblica con la sua Mondardini. Nella vita, si sa, alle volte occorre anche accontentarsi. Quella di Renzi, dunque, appare sempre più una rottamazione di comodo che risulterebbe molto favorevole all’ingegnere Carlo De Benedetti e a suo figlio Rodolfo, presidente del gruppo Cir. La società energetica Sorgenia, proprio del gruppo Cir, deve far fronte al pesante passivo di quasi 2 miliardi di euro. Chissà che qualche aiutino non arrivi proprio di Poste Italiane.

L’altro ente partecipato dallo Stato italiano che ha bisogno di una reale rottamazione è Enel. Da 12 anni, infatti, la società per l’energia elettrica viene guidata da Fulvio Conti. Sempre secondo Tecce, in pole position ci sarebbe Franco Bernabè, fino ad ottobre presidente di Telecom.

Proprio alla presidenza di Telecom, dovrebbe andare Giuseppe Recchi, attuale presidente Eni. Un altro nome che nelle scorse settimane era dato per certo come sostituto di Bernabè era quello di Massimo Sarmi, ad di Poste Italiane da 12 anni. Se la Mondardini sarà la nuova ad di Poste Italiane, Sarmi passerà alla presidenza, in perfetto stile Scaroni.

Intramontabili e interscambiabili: passano gli anni, insomma, ma alla fine i boiardi rimangono gli stessi. La rottamazione di Renzi può aspettare.

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