Campo nomadi della Barbuta, un precedente che potrebbe pesare

Il Campo Nomadi della Barbuta

La vicenda connessa al campo nomadi che si trova a Roma, tra il Grande Raccordo Anulare e l’aeroporto di Ciampino, potrebbe porre termine alla trentennale esperienza dei villaggi attrezzati in Italia. La struttura, destinata ad accogliere circa 650 persone, è stata oggetto di una causa intentata contro il Comune di Roma ed il Ministero dell’Interno dall’avvocato Salvatore Fachile, su mandato di sigle come Amnesty International, Asgi (Associazione per gli Studi Giuridici sull’Immigrazione) e l’associazione “21 Luglio”.
La tesi sulla quale poggia l’azione legale è che il campo nomadi sia illegittimo, essendo una soluzione abitativa a base etnica. Per le associazioni, nel suo allestimento si configura una discriminazione razziale, essendo l’unica motivazione della sua esistenza il concentramento di una popolazione allontanata forzatamente dalla città. Pertanto, la richiesta del legale è stata la sospensione degli accessi al campo, propedeutica alla sua chiusura.
L’Amministrazione capitolina si è subito difesa sostenendo che “i campi non si basano sull’etnicità”, aggiungendo che “non ci sono solo rom, ma in generale popolazioni nomadi”. Il Comune ha anche specificato come non fosse una soluzione abitativa definitiva, ma una sistemazione temporanea per fronteggiare l’emergenza in atto.
Un giudice del Tribunale Civile di Roma, a metà 2012, ha dato ragione in primo grado ai querelanti. Successivamente il Campidoglio ha impugnato la sentenza, e si aspetta con interesse il secondo grado di giudizio, fissato ad ottobre 2014.
Tanta attenzione è data dal fatto che l’esito del procedimento potrebbe avere notevoli ripercussioni a livello nazionale. Se infatti il campo nomadi della Barbuta sarà giudicato discriminatorio, si creerà un precedente pericoloso, e di conseguenza saranno considerati tali tutti quelli esistenti in Italia. Facile prevedere l’innesco di una reazione a catena che provocherà il collasso di tutti i sistemi assistenziali delle amministrazioni comunali. Esploderanno le case famiglia, si creeranno intasamenti nelle liste per l’assegnazione di case popolari e, cosa drammatica, nelle città si assisterà alla proliferazione degli insediamenti abusivi.

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