United Investments of Benetton

La pubblicità, si sa, è l’anima del commercio. Molto spesso, però, è un’anima truffaldina, che tenta di rispecchiare scenari irreali o di edulcorarli rispetto alla realtà. Prendiamo lo spot di Atlantia, la società capogruppo, nonchè concessionaria, della gestione dei tratti autostradali in Italia. Più nota un tempo come Autostrade Spa, la società in queste settimane sta comunicando agli italiani che non si ferma, appunto, alle sole arterie stradali che collegano l’Italia. Una bambina corre felice in un prato. Tante altre persone, altrettanto felici, corrono assieme alla bambina. Gli effetti grafici e le luci dello spot che dura 30 secondi rendono la scena quasi spirituale.  “Noi di Atlantia costruiamo da sempre autostrade, portando l’ingegno italiano nel mondo e più lavoro in Italia” comincia a recitare la voce fuori campo. Una sorta di misticismo crea forte emozione in chi lo guarda. Si parla di posti di lavori creati e la tematica è molto sentita. C’è un grande prato verde nel video e fino a prova contraria, come cantava Gianni Morandi, vi dovrebbero nascere speranze.

Chi c’è dietro Atlantia

La società è stata costituita nel 1950 all’interno dell’ente pubblico Iri ed ha poi vissuto una serie di tappe fondamentali. Nel 1987 ad esempio viene quotata alla Borsa Valori di Milano mentre nel 1999 viene privatizzata. “Il nome di Atlantia, che si rifà al mito di Atlante, colui che secondo la mitologia greca era stato comandato da Zeus a sorreggere il peso della volta celeste, richiama i caratteri di globalità, forza, solidità e responsabilità che contraddistinguono l’operato del Gruppo” viene indicato nel sito. E a vedere gli azionisti la solidità è di tutto rispetto. Tra loro possiamo trovare nomi importanti come la Fondazione Cassa Risparmio di Torino, ma soprattutto Blackrock. Proprio qualche settimana fa sul nostro sfogliabile settimanale abbiamo denunciato lo “shopping” sistematico del colosso finanziario statunitense all’interno di importanti realtà italiane, come l’acquisto del 5% di Intesa Sanpaolo. Sempre Blackrock detiene il 5% delle azioni (4,9% per la precisione) all’interno di Atlantia. “Qui da voi ci sono grandi opportunità” ha dichiarato pochi giorni fa Andrea Viganò, il responsabile di Blackrock in Italia. Tradotto: l’Italia, grazie alla sua instabilità politica ed economica, è un’ottima terra di conquista e ora voi ci lasciate comprare quello che ci pare. A recitare il ruolo da protagonista, in Atlantia, è la holding finanziaria Edizione. “Edizione S.r.l. è una tra le maggiori holding di partecipazioni italiane, con investimenti nei seguenti principali settori: abbigliamento, ristorazione e retail autostradale e aeroportuale, infrastrutture e servizi per la mobilità”, sul sito si capisce da subito cosa vogliono: possedere e condizionare ogni singola attività del commercio e dei servizi in Italia. Poco dopo si chiarisce anche chi sono: “Edizione non è quotata ed è interamente controllata dalla famiglia Benetton”. Eh già, proprio la famiglia veneta leader nel settore dell’abbigliamento che un anno fa è stata coinvolta nel crollo di uno stabile in Bangladesh. Esattamente 1.129 operai sono morti sotto le macerie e molti di loro sono stati fotografati senza vita: tra le mani tenevano capi di abbigliamento su cui stavano cucendo la storica targhetta verde “United Colors of Benetton”. In merito al processo riguardante un giornalista del Corriere della Sera che denunciò la manodopera poco corretta della famiglia veneta in paesi del terzo mondo, un tribunale sentenziò che “L’utilizzo, nelle aziende subfornitrici del licenziatario turco di Benetton, di lavoratori-bambini” è “circostanza risultata sostanzialmente provata”. A proposito di bambini, ritorniamo alla bimba che corre felice sul prato: “Ora Adr è entrato nel nostro gruppo, per rendere il primo scalo del paese più efficiente e confortevole. Per gli italiani e tutti quelli che l’Italia la amano” annuncia la voce fuori campo. Aeroporti di Roma entra in Atlantia. La società che gestisce gli scali di Fiumicino e Ciampino entra nalle grande famiglia delle infrastrutture. Prima di questo ingresso Adr era sempre nelle mani di Benetton attraverso il fondo di investimenti Clessidra.

Autostrade, Aeroporti, Ferrovie, Ristoranti: tutto targato Benetton

Lo spot della bambina, dunque, ha semplicemente ufficializzato l’accorpamento della rete infrastrutturale, autostradale e aeroportuale, nelle mani della famiglia di Ponzano Veneto: un vero e proprio monopolio, che si allarga alla rete ferroviaria. Benetton infatti, sempre attraverso Edizioni, è presente anche in Grandi Stazioni, la società che gestisce i principali scali ferroviari. Senza contare la catena di ristoranti Autogrill presenti sulla rete autostradale (dove si paga il pedaggio) o all’interno degli aeroporti: anche Autogrill, infatti, è di proprietà di Benetton. Difficile credere che si tratti di sviluppo occupazionale e nuovi posti di lavoro: dal prossimo 8 giugno infatti chiuderà lo storico bar di via del Corso. I licenziamenti sono stati comunicati a tutti i dipendenti via fax. La chiusura seguirà tra l’altro quella già avvenuta dei punti di ristoro nei centri commerciali Parco Leonardo, La Romanina, Tor Vergata, Euroma2 e Parco Da Vinci. Sull’aeroporto di Roma, che si sviluppa nell’adiacente comune di Fiumicino ed è tra i peggiori scali del mondo, Benetton sta provando a mettere a segno l’ennesimo colpo. Tutto è pronto, o quasi, per il raddoppio dello scalo aeroportuale. E’ davvero difficile non interpretare quest’operazione come speculazione a vantaggio di Benetton. Proprio la famiglia veneta, infatti, nel 1998 acquistò sempre dalla famosa società di Stato Iri, l’azienda Maccarese, all’epoca la più grande azienda agricola d’Italia. Il prezzo della compravendita fu veramente stracciato: 93 miliardi di lire. E così la clausola presente nell’accordo che comprendeva “l’impegno di mantenere la destinazione agricola e l’unitarietà del fondo” sembra andare a farsi benedire, facendo sotterrare 1.000 ettari di verde sul totale dei 1.300 dell’azienda, da cemento e piste dell’aeroporto. Al momento del passaggio della Maccarese nelle mani dei Benetton, furono pochi i politici locali e nazionali che prefigurarono un conflitto d’interessi tra la presenza di Benetton in Adr e l’acquisto della Maccarese. Ma il conflitto d’interessi si sa, in Italia vale solo per Berlusconi. Una colata di grigio seppellirà un’importante area dell’agro romano, bonificata dal Fascismo tra il 1927 e il 1933. Qualcuno avvisi la bambina dello spot di Atlantia che a breve, il verde prato in cui corre, sparirà nel nulla. O forse non è mai esistito.

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