Buzzi: l’uomo che conosce tutti. Ma che nessuno conosce

Salvatore Buzzi
Salvatore Buzzi

C’è un aspetto profondamente triste di quando uno cade in disgrazia: tutti lo scaricano e fanno finta di non averlo mai conosciuto. Durante il convegno del 29 giugno 1984 a tenere a battesimo la cooperativa sociale di Salvatore Buzzi c’era tutta l’intellighenzia di sinistra di allora. Nella stessa cooperativa sociale c’è passata praticamente tutta la sinistra di oggi. Eppure adesso tutti dicono di non averlo mai incontrato (dimenticandosi di essersi fatti fotografare con lui).

Tutti lo conoscono e nessuno lo conosce. Eppure ieri è spuntato fuori un dettagliato rendiconto di tutto il suo curriculum. E, soprattutto, è stato rivelato un elemento sconosciuto praticamente a tutti: i motivi della condanna al carcere. Stando a quello che riporta il Fatto Quotidiano è il 26 giugno del 1980 quando l’allora bancario Salvatore Buzzi, appena 25enne, uccide con 34 coltellate Giovanni Gargano, suo complice in una truffa nella banca in cui lavora, perché lo ricattava. Viene condannato a 25 anni per omicidio volontario. Ma resta in galera solo 11 anni, poi la libertà vigilata, finché l’allora presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro gli concede la grazia, nel 1994.

E allora perché all’indomani della maxi operazione “Mondo di Mezzo” tutti i quotidiani indicavano Buzzi come il responsabile dell’omicidio di una prostituta? Sarà per caso successo, come al solito, che una testata ha pubblicato per prima la notizia (prendendola chissà dove) e poi tutte le altre l’hanno ripresa, vittime del copia&incolla spregiudicato ma colpevoli nel dare sempre tutto per scontato e non degno di verifica? Probabile. Anche se c’è chi, fuori dal coro, scrive addirittura che la prostituta fosse in realtà la fidanzata dello stesso Buzzi e che lui tentò di addossarle l’omicidio. O ancora che lei fosse il suo finto alibi. Eppure era solo il 1980. Quanto potrà mai essere difficile verificare questa notizia? Persino la giornalista e militante comunista Miriam Mafai, in un articolo su Repubblica del 1984, si chiedeva già nella prima riga “Di quale delitto si sarà macchiato Salvatore Buzzi?” Bene, signora mia. Dopo oltre 30 anni ancora non si sa.

Quello che invece si sa è che il giorno prima che la Mafai scrivesse quell’articolo, il 29 giugno 1984, era andata ad un convegno allestito nella casa penale di Rebibbia, a Roma, dedicato al reinserimento dei detenuti. Ad organizzarlo proprio Salvatore Buzzi che in carcere sembrava aver cambiato vita e si era persino laureato. Qualche giorno prima avevano messo in scena l’Antigone di Sofocle dinnanzi all’allora presidente Francesco Cossiga. Sarà proprio Antigone a ispirare un’associazione che si occuperà di giustizia e carcere. E la figura di Salvatore Buzzi, accusato dell’omicidio di non si sa bene chi, diventerà un emblema per la sinistra.

Al convegno c’erano il comunista Luciano Violante, il liberale Aldo Bozzi, il socialista Giuliano Vassalli, il democristiano Giovanni Galloni. C’erano l’allora sindaco di Roma, Ugo Vetere, e il vicepresidente della Provincia Angiolo Marroni (padre di Umberto Marroni, deputato Pd che Buzzi avrebbe voluto come sindaco di Roma).

Quel giorno, il 29 giugno appunto, il bancario corrotto iniziò a tessere la sua tela. E, a guardare in prospettiva il conseguimento della laurea in cella e l’impegno per il sociale (elementi che poi gli hanno fatto guadagnare la grazia) non si può fare a meno di vederci un articolato disegno criminale. O forse, più semplicemente, il fatto che non si può cambiare la propria natura.

Comunque siano andate le cose, l’irreprensibile condotta di Buzzi in quegli anni gli apre la strada a mille opportunità. E, si sa, l’occasione fa l’uomo ladro. “29 giugno” diventa il nome di una delle cooperative di Buzzi (cooperativa che oggi prende le distanze con un comunicato dal titolo “Non siamo mafiosi”), il suo progetto diventa concreto con la legge 1991 sulle cooperative sociali (per il reinserimento lavorativo delle persone svantaggiate) che permette di assegnare gli appalti senza bandi pubblici e in quel momento tutti i rapporti costruiti con la sinistra romana si trasformano in qualcosa di concreto: gli amici e i compagni salgono alla guida di Roma e piano piano la cooperativa di detenuti inizia a crescere sempre di più. Nelle dimensioni e nelle articolazioni. Nelle conoscenze, più o meno strette. Il potere di Buzzi sboccia e germoglia a sinistra, non fosse altro per le giunte che si sono susseguite in quegli anni, Rutelli prima e Veltroni poi (e un commissariamento in mezzo). In quegli anni, guarda un po’, gli appalti della cooperativa sociale di Buzzi si sono moltiplicati.

Oggi tutti lo rinnegano, fanno a gara a chi canta prima del gallo. Eppure ecco che salta fuori una prima foto del ministro Giuliano Poletti (che, tanto per restare in tema, nel 2013 è presidente dell’Alleanza delle Cooperative Italiane: AGCI, Confcooperative e Legacoop) a tavola con gli indagati eccellenti dell’inchiesta “Mafia Capitale”; e poi una seconda foto di Buzzi insieme al sindaco Ignazio Marino (che, croce sul cuore, giurava di non conoscerlo, sebbene sul sito della cooperativa “29 giugno” ci sia un’intera gallery che lo smentisce), e poi la foto dell’eurodeputata Pd Simona Bonafè in visita alla cooperativa e poi ancora il ministro Poletti, sempre lì, ospite nel maggio 2013. Salta fuori anche un sms con scritto «bacio grande capo» da parte della deputata Pd Manuela Campana, ex moglie di Daniele Ozzimo, ex (dopo essere stato indagato) assessore alla Casa. E salta fuori che lo stesso Buzzi pare abbia partecipato alla cena di finanziamento del PD organizzata da Matteo Renzi il 7 novembre a Roma (ma i mille euro di quota di partecipazione li ha pagati? Chissà).

Tutti amici di Buzzi a loro insaputa.

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