Mafia Capitale e quel rapporto variabile coi media

mafia capitale

Strano rapporto quello dei mezzi di informazione con le inchieste giudiziarie in generale, con Mafia Capitale nello specifico.

Tra le varie intercettazioni rese pubbliche, come già abbiamo analizzato, ha fatto molto discutere quella riguardante il direttore del quotidiano romano Il Tempo, Gian Marco Chiocci, e il suo tentativo di incontrare l’ex terrorista Massimo Carminati.

Il desiderio di ogni giornalista è quello di parlare direttamente con chi si è reso protagonista di determinati fatti di cronaca e così Chiocci, attraverso lo studio legale di Carminati, riuscì a strappare un appuntamento con l’ex “rivoluzionario armato” per approfondire senza intermediari la sua storia personale da raccontare poi in un’intervista. La conversazione poi non venne pubblicata per volere di Carminati, ma più di un giornalista non ha tardato a lanciare pesanti accuse verso Chiocci colpevole di aver intrattenuto chissà quali loschi rapporti con l’ex terrorista.

Reazione completamente opposta, invece, negli studi di Piazza Pulita, dove ieri sera il coraggiosissimo Paolo Mondani, giornalista di Report, si è vantato davanti alle telecamere di aver incontrato Carminati nel 2012.

Fateci capire: in base a quale criterio il giornalista di turno che incontra Carminati veste i panni di colluso o di coraggioso cronista? Forse, in base alla location in cui viene ospitato a parlare, può trasformarsi in un potenziale corresponsabile nel caso di Chiocci, o un coraggiosissimo operatore dell’informazione, nel caso di Mondani.

Eppure, Mafia Capitale per portare avanti i propri affari si è servita delle testate giornalistiche, soprattutto locali. Lo dimostrano le intercettazioni apparse ieri su Il Giornale: Luca Odevaine, ex collaboratore di Veltroni e tra i principali protagonisti di Mafia Capitale, ordina a Buzzi: “Cerasa, Peppino Cerasa è il capo redattore della Repubblica, digli a Goffredo se lo chiamasse”. Stranamente, su questi contatti pare sia calato un velo fatto di indifferenza.

La stessa indifferenza che ha accolto le dichiarazioni di Marco Miccoli, ex segretario e ora deputato del Pd, intervistato da Alessandro Capponi sul Corriere della Sera. Se il Comune non reggesse allo scandalo cosa fa il Pd, chiede Capponi: “Ricandida Marino – risponde Miccoli – Mentre i consiglieri lo attaccavano lui era a Tor Sapienza, poi all’Infernetto, poi dai lavoratori in difficoltà di Fiumicino: è il profilo che deve avere un sindaco, tra la gente”.

Tra la gente? Sì, forse quella della city londinese: il sindaco, infatti, mentre scoppiava la rivolta nelle strade di Tor Sapienza era a Londra, chissà come mai nessuno ha avuto il coraggio di farlo notare a Miccoli.

Ma il Corsera ci ha già abituati a questo atteggiamento, soprattutto grazie agli articoli di Giovanni Bianconi, che in tutti i modi ha attribuito la paternità di Mafia Capitale ad attuali o ex amministratori di destra, risparmiando, invece, la sinistra politica, imprenditoriale e cooperativa: impresa ardua, non c’è che dire.

Ultima annotazione per il Messaggero: andando a dare una sbirciata alle edizioni dei giorni scorsi non si fatica a trovare una vera e propria campagna da parte del quotidiano romano in favore dell’ingresso di Mirko Coratti all’interno della Giunta capitolina, o addirittura per promuoverlo come vicesindaco. Poi Coratti, presidente dell’assemblea comunale, si è rivelato tra le pedine fondamentali per gli affari della “cupola romana” e così sono arrivate le dimissioni.

Mafia Capitale, Mondo di Mezzo, informazione e politica romana: intrecci e legami che stanno dando vita a un romanzo a puntate da seguire molto attentamente, di cui il giornalismo, soprattutto quello romano – salvo alcune rarissime eccezioni – sta offrendo volutamente una visione distorta dell’intera vicenda.

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