Mafia Capitale, 30 anni fa il primo incontro in carcere tra Buzzi e Alemanno

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buzzi e alemanno

Se fosse una favola, inizierebbe con un “c’era una volta”. Ma di favola non si tratta, quando si tocca l’argomento del primo incontro dell’ex sindaco Gianni Alemanno ed uno dei capi della cosiddetta “Mafia Capitale”, Salvatore Buzzi.

Se non se ne fosse uscito il braccio destro del “ras” delle cooperative romane, Claudio Bolla, forse nessuno avrebbe mai saputo che i due si conobbero per la prima volta in galera, precisamente nel 1982.
Il giovane Alemanno ci era finito perché accusato (per poi uscirne assolto) di aver lanciato una bomba molotov contro l’ambasciata dell’Unione Sovietica. Buzzi, invece, già alloggiava nel penitenziario per aver massacrato a coltellate il suo socio, Giovanni Gargano, ed essersi beccato una condanna a 25 anni.
Poi nessun contatto tra i due fino a che Buzzi, sapendo che il neo sindaco si sarebbe presentato a Villa De Santis, decise di andarlo a trovare e rinfrescargli la memoria sulla loro vecchia frequentazione. Erano tempi bui per la sua cooperativa, la “29 Giugno”, che non riusciva ad ottenere più appalti dal Comune di Roma. Quale miglior occasione, si chiese Buzzi, per riallacciare un rapporto che in futuro si sarebbe rivelato prezioso?
Accadde quindi che il “ras” si presentò timidamente ad Alemanno, che dopo qualche tentennamento lo riconobbe. Uno scambio di battute, l’opuscolo che illustra le attività della cooperativa che passa di mano: è forse da quest’episodio che inizia la galoppata della “29 Giugno”, interrotta bruscamente dall’inchiesta su “Mafia Capitale”.
Un’indagine che ha avuto il merito di far luce sul personaggio Salvatore Buzzi, che ha navigato indisturbato per anni tra affari e politica capitolina. E solo ora si apprendono particolari allucinanti, come il fatto che percepisse dalla cooperativa ben 25mila euro al mese e non i 5mila che tutti credevano.
Da una conversazione avvenuta nell’Audi di Buzzi ed intercettata dai Ros, poi, si può apprezzare anche la componente umana ed altruista del carattere di Buzzi. Che parlando del potenziale utilizzo di un residence, propone a Carminati ed al costruttore Pulcini: “cambiamo utenza, ce mettemo i negri”. Alla faccia della sua vecchia frequentazione degli ambienti dell’ultrasinistra…
Ma forse ci sbagliamo, perché in realtà lui la gente l’aiutava, soprattutto se ad avere bisogno di una mano erano i suoi familiari. Da alcuni atti dell’inchiesta emerge infatti che a beneficiare di una “spintarella” data da Buzzi è stata la nipote, in occasione del “concorsone” indetto dal Comune di Roma. Lo si capisce da un fitto scambio di sms in cui la ragazza, Irene Turchetti, tampina lo zio ricordandogli l’imminenza della prova orale. Che, guarda caso, viene superata a pieni voti, con reciproca soddisfazione dello zio e della commissione giudicante, ripagata con moneta sonante.
Evviva la meritocrazia…

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