MAFIERAI

Rai

Nell’inchiesta Mafia Capitale, malgrado compaia al numero 8 dell’ordinanza di custodia cautelare, c’è un personaggio stranamente ignorato da tutti i media. Si chiama Giuseppe Ietto, ha 56 anni ed è il titolare della “Unibar”, la società che da 11 anni gestisce il bar all’ottavo piano della Rai a viale Mazzini e da 5 anche quello del Centro Sportivo di Tor di Quinto.

Non è certo un personaggio di secondo piano nell’organigramma dell’organizzazione criminale che faceva capo a Massimo Carminati e a Salvatore Buzzi. Quando era in difficoltà economiche, l’ex-Nar gli prestava il denaro necessario per rimettersi in carreggiata e lui, per sdebitarsi, gli assumeva la sorella Michela come pr dell’azienda. Eppure, carta stampata e organi radiotelevisivi, fanno finta di niente. Meglio non dare un dispiacere al dg Luigi Gubitosi.

Guai a parlare di infiltrazioni mafiose anche in Rai e di strani prolungamenti di contratto senza gara. In viale Mazzini arriva la Guardia di Finanza e mette sotto sequestro il bar, procedendo anche alla nomina di un custode giudiziario? Che bisogno c’è di scriverne, non è una notizia che interessi. Meglio, molto meglio concentrarsi su altro. “Repubblica” ne ha fatto un cenno veloce e superficiale, poi ha evitato qualsiasi approfondimento. Come mai? E chi è, dall’interno della Rai, che chiama i media, pregando gli amici di evitare l’argomento, assicurando che si tratta di “una cosa trascurabile”?

Eppure sarebbe interessante conoscere i particolari di come Ietto si è aggiudicato i due appalti e come sia riuscito –nonostante l’imposizione di legge del 2007 a procedere solo attraverso le gare- a farsi prolungare quello del bar di viale Mazzini fino a quest’anno. Circola la versione secondo la quale esisterebbe un accordo per il quale il servizio sarebbe stato fornito gratis in cambio di un investimento di 1.800.000 euro in strutture da parte di Ietto. E’ così? Siamo sicuri che sia tutto regolare?

Ancora: esistono in Rai altri casi di questo genere di accordi di prolungamento senza gara e a trattativa diretta? Dopo l’arresto di Ietto, qualcuno sta controllando la regolarità di tutti gli altri appalti?

E già che ci siamo, vogliamo parlare di un altro fatto di cronaca giudiziaria che riguarda la Rai e che la “grande stampa d’informazione” ha bellam   ente ignorato? Quella storiaccia dei film russi fatti comprare a prezzi maggiorati di cinque sei volte (in cambio di “stecche”) per il canale tematico Rai Movie? Quella storiaccia per la quale è ora indagato il vice-direttore di Rai Gold, Enzo Sallustro, imposto al vertice della struttura, dopo una carriera-lampo, dal dg Gubitosi su richiesta del suo amico consigliere Rodolfo De Laurentiis? Neppure quella storiaccia puzza di infiltrazioni mafiose? Ne vogliamo parlare, cari colleghi che vi occupate delle beghe di viale Mazzini solo quando vi autorizzano dalle efficientissime Relazioni Esterne?

Domande destinate a rimanere senza risposta. Anche perché pare che in questo periodo Gubitosi sia più interessato a curare gli abusi di casa e le proprie prospettive di lavoro per il futuro che ad occuparsi dei problemi della Rai. Mentre dagli Stati Uniti rimbalzano indiscrezioni secondo le quali il dg avrebbe ristabilito contatti con la banca d’affari per la quale ha già lavorato in passato, da Torino ne arrivano  dello stesso tenore riguardanti un altro ritorno non meno clamoroso, questa volta nel nuovo universo FIAT-FCA.

Che Gubitosi stia pensando al futuro, sembra confermato anche dall’impegno profuso per “sistemare” il fedelissimo ad di Rai Pubblicità, Fabrizio Piscopo, il supermanager (si fa per dire) che ha distrutto la concessionaria. E qui si sviluppa un “giallo”. Perché il dg aveva assicurato il CdA che “il genio della lampada” sarebbe stato assunto con un contratto a tempo come il suo, cioè triennale. Ora, però, pare che Piscopo stia ottenendo da Gubitosi una sistemazione all’interno della Rai. E questa circostanza ha fatto scattare un campanello d’allarme e il sospetto che l’ad di Rai Pubblicità sia riuscito nel frattempo a farsi cambiare il contratto in un impegno a tempo indeterminato. Sarebbe gravissimo: sia per la bugia del dg al CdA, che per la “blindatura” dell’ennesimo manager esterno senza arte né parte che resterebbe sul groppone della Rai per parecchi anni.

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