L’Italia non vola più: aeroporti deserti

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Deprimente flop degli aeroporti locali italiani e ancora più deprimente lo spreco di soldi e stipendi.Basta vedere i numeri per rendersi conto di quanto la situazione sia davvero insostenibile.

Il caso più eclatante è quello dell’aeroporto di Aosta, dove in un anno volano la “bellezza” di 60 persone, 5 al mese, meno di una a settimana. Incredibile, ma vero. E la zona è tutta funzionante, ci sono i velivoli, c’è il personale, addetti ai lavori, hostess. Soldi sprecati però, perché nessuno usufruisce del servizio. E allora, perché non chiuderlo? In molti lo stanno facendo.

Ma quello di Aosta non è certo un caso isolato. Gli scali deserti sono anche in altre città italiane. A Biella, in un anno i passeggeri che hanno preso l’aereo sono stati 69. Solo 143 a Siena, chiuso dal mese di marzo così come quello di Forlì.
A Taranto, Albenga e Salerno è andata leggermente meglio, ma si fa per dire con, rispettivamente, 345, 1.672 e 2.000 persone che hanno deciso volare. Ma anche a Parma, Cuneo, Crotone e Grosseto la situazione è complicata.
Tutti aeroporti in perdita, ovviamente, di milioni e milioni di euro. Da 2 a 15 l’anno.

Un problema serio, grave, segnalato anche dalla Corte dei Conti dell’Unione Europea. Come risolverlo? Si accettano proposte. Scali spesso minuscoli, magari posti  a pochi chilometri da altri più battuti e per questo snobbati dai passeggeri. Troppa presunzione nel costruirli. Troppo spreco di denaro. Forse qualcuno ha sottovalutato gli effetti devastanti che la crisi avrebbe portato. Ma ormai è tardi. L’Italia non vola più.

 

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