Mafia Capitale, Buzzi: «col prefetto è andata molto bene»

Giuseppe Pecoraro - Prefetto di Roma

Il prefetto Giuseppe Pecoraro diceva di non conoscere Salvatore Buzzi, ma fu lui ad autorizzare la sua coop dopo un incontro a marzo. Adesso si difende: «Me lo mandò Gianni Letta».

Si aggroviglia ancora di più la trama intorno all’inchiesta di Mafia Capitale con la sconcertante notizia di “incontri ravvicinati” tra Salvatore Buzzi e il prefetto Pecoraro, in tempi non sospetti ma sospettabili, quando il braccio destro di Massimo Carminati era già sotto la lente degli inquirenti.

Il prefetto aveva sempre negato di conoscerlo. «Avevo pure rimosso quell’incontro. Mi sono ricordato di lui e di averlo ricevuto solo quando ho letto l’ordinanza». Di persone, il prefetto, ne incontra tante quotidianamente. Quindi non è “strano” che il presidente di una cooperativa che collabora con la prefettura venga ricevuto nei suoi uffici.

Il prefetto dice di aver incontrato Buzzi solo per rispetto verso chi gli aveva chiesto di rendere possibile quell’incontro: l’ex sottosegretario alla presidenza del Consiglio Gianni Letta. Era il 18 marzo scorso quando il ras delle cooperative varcava la soglia degli uffici della prefettura per incontrare Pecoraro. Buzzi voleva far arrivare altri profughi a Castelnuovo ma (per sua fortuna) il Prefetto gli disse che non era possibile. «Gli dissi che per Castelnuovo non c’erano possibilità e non potevo cambiare idea» afferma. Il tutto per questioni di opportunità: in quel Comune c’è già un altro centro per i richiedenti asilo e non era possibile ricevere nuovi immigrati. «Quando Salvatore Buzzi andò via, dopo l’incontro con me, telefonai a Gianni Letta e gli dissi: “Gianni, ma chi mi hai mandato?”. E lui mi rispose: “Non lo farò più”

Quello stesso giorno, però, dagli uffici della prefettura partì una lettera indirizzata al sindaco di Castelnuovo di Porto e al questore nella quale veniva segnalata la disponibilità di una delle coop di Buzzi a ospitare i richiedenti asilo. Adesso che gli viene chiesto di rendere conto di quanto avvenne quel giorno, Pecoraro non nasconde il rammarico per essere costretto a difendersi: «trattare così questa vicenda la giudico una carognata, una pugnalata alle spalle». Buzzi, ora in carcere con l’accusa di associazione mafiosa, nelle intercettazioni diceva «col prefetto è andata molto bene». Forse faceva solo lo sbruffone o magari pensava di ritornare alla carica. Ma quelle parole sono bastate per trasformare Pecoraro da “esaminatore” a “esaminato” nel giro di una notte.

 

 

Articoli correlati

*

Top