Olimpiadi 2024 a Roma: i giochi valgono la candela?

Ospitare le Olimpiadi a Roma nel 2024 (facendo pagare tutto al contribuente italiano) è davvero la mossa giusta per risollevare l’ancora disastrata economia nazionale? Per Matteo Renzi è “un sogno”. Speriamo non si trasformi in un incubo (come è già successo in passato).

La candidatura di Roma alle olimpiadi del 2024 ha sollevato qualche perplessità. Se c’è stata una cosa giusta fatta da Mario Monti è stata la bocciatura alla proposta di ospitare i Giochi del 2020. «Non pensiamo sarebbe coerente impegnare l’Italia in quest’avventura che potrebbe mettere a rischio i denari dei contribuenti».

Da bravo bocconiano, l’ex premier si era fatto due conti. È vero: le Olimpiadi avrebbero portato ad una crescita del Pil dell’1,4% (circa 17,7 miliardi di euro, dal 2012 al 2025) e si sarebbero potuti creare 170mila nuovi posti di lavoro. Ma anche i costi non sarebbero stati indifferenti: una spesa complessiva di 9,7 miliardi di euro (di cui 8,1 a carico dello Stato) con il rischio, concreto, di veder moltiplicare il preventivo in corso d’opera. Il costo sarebbe stato coperto in maggior parte dallo Stato e in misura minore (3,5 miliardi) dal Comitato Internazionale Olimpico. Troppo, valutò l’allora Premier Monti, per un Paese che vive ancora una fase recessiva difficile da fermare.

Era il febbraio 2012. La situazione economica da allora non è che sia migliorata un granché. Eppure Matteo Renzi e Giovanni Malagò hanno riproposto la candidatura di Roma certi che il gioco valga la candela. Forse hanno la memoria corta e non si ricordano come sono finite le cose con il mondiale di calcio del 1990 e i mondiali di nuoto del 2009 (che si tennero proprio nella Capitale).

Italia ’90 finì miseramente. Un po’ perché uscimmo sconfitti e un po’ perché quel mondiale lo stiamo ancora pagando. All’epoca furono spesi 7mila miliardi di vecchie lire (3,7 miliardi di euro), quasi tutti soldi pubblici. Il tutto per avere strutture non all’altezza o, peggio, stadi mai completati (o completati con pessimi risultati) con una lievitazione dei costi dell’84%. Cifre pazzesche che ci sono rimaste sul groppone. Non ci credete? Nel bilancio di previsione 2014 del governo, ci sono circa 61 milioni di euro per mutui accesi poco prima dell’inizio dell’evento (nel 2011 la stessa voce era di 55 milioni di euro).

Quando nel 2009 l’Italia ospitò a Roma i mondiali di nuoto avrebbe potuto prendersi la sua rivincita. E invece quell’evento è passato alla storia per le inchieste giudiziarie, gli abusi edilizi e l’ipotesi dell’infiltrazione della criminalità organizzata. Simbolo di quel fallimento è il Palazzetto dello Sport di Tor Vergata. Progettato dall’architetto Santiago Calatrava, sarebbe dovuto costare 120 milioni di euro. Peccato che, in breve tempo, le spese (a carico del contribuente) aumentarono fino a 600 milioni. Ma l’opera non venne terminata in tempo, e quei Mondiali si disputarono al Foro Italico. Oltre il danno, la beffa (una delle tante).

Non sorprende, dunque, la reazione della stampa estera all’annuncio della candidatura di Roma alle Olimpiadi. Dagli Stati Uniti il sito di Espn sottolinea come «in una situazione di economia stagnante e nel bel mezzo di uno scandalo di corruzione che sconvolge la capitale, sarebbe irresponsabile un eventuale candidatura ai Giochi del 2020». Il Guardian calca la mano: «A Roma i cittadini si lamentano per le buche nelle strade e per lo stato di abbandono delle antiche rovine. Quale posto migliore, allora, per ospitare l’evento più grande e costoso al mondo». Lo stesso Malagò conferma che la sola candidatura costerà «10 milioni di euro». Con l’organizzazione di Atene 2004 (costata 8,5 miliardi di euro) l’economia della Grecia si è affossata definitivamente.

Avanti il prossimo.

 

 

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