Cambiano i governi, aumentano i pedaggi autostradali

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Si alternano i governi (di destra o di sinistra, eletti democraticamente o calati dall’alto, poco importa), ma in Italia gli aumenti dei pedaggi autostradali sembrano rimanere una costante fissa.

Stavolta il rincaro ancora deve arrivare, ma con il decreto Milleproroghe, approvato dall’esecutivo targato Matteo Renzi la sera del 24 dicembre tutto sembra andare in questa direzione. Come ha evidenziato Sergio Rizzo sul Corriere della Sera di oggi, infatti, nel decreto vengono concessi altri sei mesi “per mettere a punto le proposte di integrazione fra diverse tratte che offrirebbe loro, come previsto da una contestatissima norma del cosiddetti Sblocca-Italia, la possibilità di prorogare automaticamente e senza gara le concessioni a fronte di una promessa di nuovi investimenti”.

Dietro il sistema che dirige e detta le condizioni ai vari governi nazionali con cui devono agire i concessionari delle autostrade si trova Fabrizio Palenzona, presidente di Aiscat, l’associazione italiana società concessionarie autostrade e trafori. Non solo, Palenzona, infatti, è anche presidente di Assaeroporti Spa e, contemporaneamente, quello di presidente di Aeroporti di Roma, la società che gestisce gli scali di Fiumicino e Ciampino, il cui azionista di maggioranza è la famiglia Benetton. Ma Benetton, attraverso Atlantia, gestisce gli aeroporti e le autostrade d’Italia.

Come successe col governo Monti, che prima di sbaraccare decise l’innalzamento delle tariffe aeroportuali, ora anche il governo Renzi sembra essere costretto ad aumentare i pedaggi autostradali.

Come ha notato lo stesso Rizzo, però, “dal 1999, anno della privatizzazione della concessionaria statale, e fino al 2013, i prezzi sono cresciuti del 65,9% a fronte di una inflazione del 37,4%. Conseguenza di un sistema assurdo tutto favorevole ai concessionari, ai quali consente di scaricare sulle tariffe anche gli extracosti di opere e investimenti anche se procedono al passo della lumaca. Il tutto sotto lo sguardo mai arcigno del governo di turno”.

Ancora una volta, dunque, a pagare saranno ancora gli italiani: “ai quali però – conclude Rizzo – si dovrebbe pure spiegare come mai quando il traffico invece aumentava, gli incassi salivano e i profitti volavano, le tariffe aumentavano lo stesso”.

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