Mose di Venezia opera incompiuta, finiti i fondi causa mazzette

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La corruzione rimane un concetto astratto finché il suo effetto, come nel caso del Mose a Venezia, non ci presenta il suo conto salato.

Come salata è l’acqua che nel 2017, anno di messa in funzione del contestatissimo impianto lagunare, invaderà quasi stabilmente Piazza San Marco.
L’allarme, riportato dal Corriere della Sera, è stato lanciato dagli abitanti della piazza, dagli imprenditori, dai commercianti e dai ristoratori che nel luogo-simbolo del capoluogo veneto vivono e prosperano con le loro attività.
Il punto, affermano, è che la piazza è collocata nella zona più bassa della Serenissima e che la Basilica si trova in una sorta di catino. Un dato, questo, di cui tutti sono sempre stati a conoscenza e che è stato menzionato fino allo sfinimento in trent’anni di dibattiti su come affrontare il problema dell’acqua alta a Venezia.
Per questo motivo erano stati preventivati alcuni interventi complementari al Mose, come ad esempio l’innalzamento delle banchine della piazza verso il bacino, l’isolamento dell’antica rete di cunicoli e l’impermeabilizzazione della zona per impedire l’allagamento per risalita delle acque che nel 2014 si è verificato ben 200 volte.
Un evento che continuerebbe a verificarsi anche con il Mose in funzione, in quanto la barriera artificiale si innalzerà soltanto quando la marea segnerà 110 centimetri, con la piazza che per la sua collocazione inizia ad andare sott’acqua soltanto ad 80.
E sarà impossibile che la diga, quando si prevedono acque alte sopra i 90 centimetri, possa entrare in funzione in modo che anche San Marco non venga coperta dalle acque. “Dovremmo chiudere la laguna troppo spesso – spiegano i tecnici – e lo specchio d’acqua diventerebbe una fogna a cielo aperto, con ripercussioni negative sotto il profilo ambientale e sanitario. E’ necessario garantire il ricambio delle acque».
Ma in tutto ciò cosa c’entra la corruzione? C’entra c’entra… Perché a causa delle mazzette elargite nell’ambito della progettazione e costruzione del Mose, sono finiti i fondi necessari all’effettuazione dei lavori complementari a tutela di Piazza San Marco.
Che poi, considerato il costo complessivo dell’opera (5.4 miliardi di euro), appare irrilevante l’importo degli interventi supplementari, “appena” 100 milioni di euro, circa un cinquantesimo del totale.
Ma non abbastanza esiguo per le casse pubbliche, dissanguate in anni di tangenti. Parte dei fondi della legge Speciale per Venezia, infatti, hanno preso una direzione diversa da quella preventivata. Sono confluiti nelle tasche dei soliti furbi.

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