Napolitano pensionato felice: 13 mln di euro in 60 anni di politica

Giorgio Napolitano
Giorgio Napolitano

Il nostro capo dello Stato, a 89 anni suonati, è stanco e si prepara a dare le dimissioni. In oltre 60 anni di vita politica, ha messo da parte 13 milioni di euro cui cui potrà godersi la pensione.

Si dimette contento. E come dargli torto? A quasi 90 anni è più che doveroso che il capo dello Stato si stacchi finalmente dalla poltrona di indefesso presidente della Repubblica e si ritiri a vita privata. Entrato in politica nel lontano 1953 (quando fu eletto per la prima volta deputato) sono ormai oltre 60 anni che Napolitano esercita, a vario titolo, la professione di politico. Con tutti gli annessi e connessi.

Sì perché, sebbene questa pensione gliel’abbiano veramente fatta sudare, a conti fatti, il futuro ex presidente della Repubblica può dire di aver messo da parte una discreta fortuna per gli anni (si spera tanti) a venire. Innanzitutto lo “stipendio” da 239mila euro lordi l’anno, al quale vanno aggiunti i benefit riservati alla prima carica dello Stato.

Innanzitutto la residenza al Quirinale (che ci costa qualcosa come 228,5 milioni di euro l’anno, il doppio di Buckingham Palace) con tutto l’ambaradan di dipendenti (camerieri, cuochi, maggiordomi e valletti), lussuose auto di rappresentanza, la tenuta presidenziale di Castelporziano  (quasi 6mila ettari sul litorale romano) e – nella sua Napoli – la neoclassica Villa Rosebery, 66mila metri quadri affacciati sul mare, dove ha trascorso le vacanze di Natale insieme alla moglie. Niente male per un vecchio “compagno” come Giorgio Napolitano, eh?

Ovviamente il mestiere di presidente non è paragonabile a quello di impiegato o di operaio. Si spera (ma con questi chiari di luna non è scontato) che le persone “comuni” non debbano aspettare i 90 anni per poter andare meritatamente (e dignitosamente) in pensione. Stiamo a vedere.

Dopo l’approvazione della nuova Legge di stabilità e del Jobs Act, infatti, il 2015 si preannuncia un anno caldo (e si spera risolutivo) per la questione previdenziale: si dovrebbe, finalmente, trovare la quadra sia per quelle modifiche alle pensioni attuali (soprattutto per i meccanismi di uscita anticipata e flessibile) sia per la questione degli esodati (che attendono ormai da troppo tempo, rispettivamente, una soluzione strutturale annunciata mesi fa dal ministro del Lavoro Poletti, non pervenuta) e quota 96  (che aspettano  il pensionamento definitivo dopo aver maturato i requisiti pensionistici oltre due anni fa).

Certo, a confronto con quelli di Giorgio Napolitano sono pochi spicci. Ma sono guadagnati fino all’ultimo centesimo.

 

 

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