Hamed, il poliziotto morto per difendere la libertà di Charlie Hebdo

Ahmed Merabet, musulmano, il poliziotto giustiziato

Hamed Merrabet aveva 42 anni e due figli. Ed era musulmano. I suoi ultimi istanti di vita sono stati immortalati in un video che ha mostrato al mondo intero la sua barbara esecuzione. Su Twitter l’hashtag #JeSuisAhmed

Riconoscerlo dalla foto è impossibile eppure il mondo intero, suo malgrado, lo conosce. Quel volto sorridente appartiene al poliziotto che, già ferito, è stato freddato fuori dalla redazione da uno dei terroristi mentre, a terra, alzava la mano per chiedere pietà. Era lì per fare il suo lavoro, perché era uno dei due agenti messi a protezione del direttore di Charlie Hebdo, il vignettista Stéphane Charbonnier, Charb, anche lui ucciso a colpi di kalashnikov nella strage.

Quell’uomo si chiamava Hamed Merrabet, aveva 42 anni e due figli. Ed era musulmano. Così come era di religione musulmana anche un’altra delle dodici vittime, il correttore di bozze Moustapha Ourad. Molti hanno visto in questo aspetto la dimostrazione che la religione non fosse alla base della strage. Altri, invece, sono convinti che lo abbiano ucciso perché “traditore” al servizio dello “Stato infedele”.

Era un agente di quartiere, membro della brigata VTT del commissariato nel XIesimo arrondissement parigino.Nato a Livry, nella Senna-Saint-Denis della regione dell’Île-de-France, il poliziotto non aveva nulla a che fare con il settimanale satirico Charlie Hebdo, ma ha perso la vita cercando di fermare gli attentatori.

Mentre tutti quelli che sono stati raggiunti dalla notizia della terribile mattanza hanno espresso la loro solidarietà ai vignettisti postando messaggi e vignette con l’hashtag #JeSuisCharlie, uno scrittore di origine libanese, Dyab Abou Jahjah, ha postato un tweet che in queste ore sta facendo il giro della rete:

 

 

“Io non sono Charlie. Io sono Ahmed, il poliziotto morto. Charlie Hebdo metteva in ridicolo la mia fede e la mia cultura e io sono morto per difendere il suo diritto di farlo”.

Questo tweet sta provocando profonde riflessioni, facendosi in qualche modo interprete dei sentimenti di quanti condannano la strage pur essendo di religione musulmana, pur non amando la satira spesso vicina alla blasfemia delle vignette pubblicate dalla rivista Charlie Hebdo eppure fermamente convinti che dovesse essere libera di farlo.

Il messaggio di Dyab Abou Jahjah è stato condiviso migliaia di volte e l’hashtag #JeSuisAhmed sta circolando su Twitter, a dimostrazione che i musulmani francesi hanno voglia di far sentire la loro voce e prendere le distanze da un atto scellerato e ingiustificabile.

 

 

 

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