Sette arresti nella Marina militare: “imponevano pizzo come malavitosi”

taranto marina militare

Secondo il gip, “imponevano il pizzo proprio come i malavitosi”: per questo sono stati arrestati sette appartenenti alla Marina militare, su richiesta della Procura della Repubblica di Taranto.

I fermi, eseguiti dai Carabinieri del Comando Provinciale della città pugliese, hanno riguardato Ufficiali, Sottufficiali e personale civile, ritenuti responsabili del reato di concussione nell’ambito di appalti in favore dell’ente.

Il pizzo, secondo quanto scritto dal gip di Taranto Pompeo Carriere nell’ordinanza di custodia cautelare richiesta dal pm Maurizio Carbone, veniva imposto “in modo rigido e con brutale e talora sfacciata protervia, e che ha causato nel complesso danni notevoli sia alle singole imprese che all’intera economia locale, sostanzialmente alla stregua dell’agire della malavita organizzata”.

La tangente imposta era addirittura pari al 10% dei proftti. Per questo, abusando delle loro qualità e della loro posizione, sono stati arrestati il vicedirettore di Maricommi (Direzione di Commissariato Militare Marittimo) e due ex vicedirettore, un ex capo reparto, un sottufficiale capo deposito, un dipendente civile addetto alla contabilità del reparto e un capo ufficio del settore logistico dello Stato Maggiore della Marina Militare.

Gli indagati hanno costretto, in tempi diversi, a versare le somme di denaro non dovute per importi variabili al capo del V Reparto di Maricommi. Le cifre venivano poi redistribuite dal caporeparto in diverse parti percentuali secondo gli accordi tra loro stipulati.

Lo scorso marzo ci fu l’episodio che scoperchiò il resto dello scandalo: il capitano di fregata Roberto La Gioia, venne arrestato dai carabinieri n servizio nella base navale di Chiapparo, a Taranto. La Gioia fu bloccato nel suo ufficio della base della Marina di Taranto dopo che un imprenditore aveva raccontato ai carabinieri di essere stato costretto a girare 150.000 euro all’ufficiale per garantirsi il regolare pagamento delle fatture emesse dalla sua impresa, titolare dell’appalto per il ritiro e il trattamento delle acque di sentina dalle navi ormeggiate a Taranto e Brindisi dove la Marina ha un altro presidio. L’imprenditore si era recato nell’ufficio del capitano di fregata per consegnargli una tangente da duemila euro ma quando è uscito dalla stanza sono arrivati i carabinieri che hanno arrestato l’ufficiale. Subito dopo, sono scattate le perquisizioni nell’appartamento di La Gioia che hanno portato al ritrovamento di 36.000 euro in contanti mentre altri 8.000 euro erano stati rinvenuti nella cassaforte del suo ufficio assieme alle pen drive con la contabilità occulta.

I carabinieri, da quest’arresto, sono riusciti a svelare l’intero sistema che ha coinvolto anche altri imprenditori.

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