Al via la trentesima Coppa d’Africa, un’edizione nata sotto i peggiori auspici

Coppa d'Africa
Coppa d'Africa

“Questa edizione della Coppa d’Africa non s’ha da fare”, sembrava aver chiaramente detto il destino, ammesso che si occupi anche di queste quisquilie.

Ma nonostante le sue chiare indicazioni, sabato inizierà per la trentesima volta la competizione calcistica del continente nero.
Che metterà in scena forse la più rocambolesca ed improvvisata edizione che la storia della competizione conosca.
In molti hanno reputato una forzatura il suo svolgimento, ma non la Caf (Confederazione africana del calcio) che non ha voluto proprio sentire ragioni.
Anzi, una forse l’ha sentita. Ed è quella economica che, rappresentata degli accordi stipulati precedentemente con gli sponsor, ha fatto si che la Coppa delle Nazioni Africane del 2015 si sarebbe giocata, costasse quel che costasse. E ciò accadrà in Guinea Equatoriale, dal 17 gennaio all’8 febbraio.
Gli interessi connessi alla manifestazione continentale devono aver assunto davvero una notevole rilevanza, se nemmeno l’epidemia in corso del virus Ebola e la rinuncia del Marocco ad organizzare il torneo (per la giustificata paura che la terribile malattia possa propagarsi) hanno convinto la massime autorità del football africano ad annullarlo per quest’anno.
In Europa ci avevano sperato, e non poco.
Infatti, quella che fino a pochi lustri fa era una vetrina dove i giovani talenti africani si mettevano in mostra per essere acquistati con il contagocce (viste le quote bloccate dei giocatori stranieri ammessi nelle squadre europee), oggi rappresenta poco più che un fastidioso intoppo per i team del vecchio continente, che vedono allontanarsi per un mese ogni due anni le loro perle strapagate.
Se prima l’Africa era un terreno di caccia inesplorato dove poter scovare campioni da valorizzare, ora che si sa tutto di quel del calcio, battuto palmo a palmo e saccheggiato a più riprese, il torneo non ha da offrire più tante sorprese ed ha perso la valenza e l’interesse che precedentemente aveva.

L’infelice collocazione temporale del torneo

Il periodo in cui è stata piazzata la competizione e la sua cadenza biennale sollevano da alcuni anni numerosi malumori tra le squadre europee, che vengono private nel bel mezzo della stagione di pedine fondamentali del loro scacchiere.
E’ inevitabile allora che i campionati vengano falsati da assenze più o meno rilevanti di durate imprevedibili (anche più di un mese, considerato ritiro e torneo, per chi gioca nelle squadre che approdano in finale), mettendo in conto anche la possibilità che qualche giocatore si infortuni.
A nulla sono valsi gli appelli alla Caf allo scopo di ridurre l’impatto della competizione sui campionati, come già fanno gli Europei, i Mondiali e la Coppa America di calcio, che giocandosi d’estate con cadenza quadriennale creano molti meno problemi di sovrapposizione.
E’ intuibile che le ragioni climatiche determinino che la loro competizione continentale si debba tenere quando in Europa è inverno. Ma con questi presupposti arrivare ad una soluzione che accontenti tutti non è il più agevole dei compiti.

Le ripercussioni sui campionati, le squadre europee decimate

A fare le spese di ciò sono di conseguenza le compagini imbottite di calciatori africani.
Quelle italiane, in confronto a quelle della Ligue 1 francese, della Premier inglese e della Liga spagnola, in occasione di questa edizione del torneo saranno danneggiate relativamente meno di tutte le altre dalla diaspora africana.
La Bundesliga tedesca, dal canto suo, non verrà minimamente scalfita, riprendendo come consuetudine a fine gennaio dopo la pausa invernale.
Il massimo campionato transalpino, che storicamente attinge copiosamente dal bacino africano, verrà privato di quasi 60 giocatori. La compagine più penalizzata di tutte sarà il Metz, che saluterà ben 6 componenti di spicco del suo organico.
In Italia è la Roma la squadra che sta già subendo danni, soprattutto sotto il profilo tecnico, a causa della Coppa d’Africa. Gervinho e Keita, infatti, hanno già saltato l’incontro di Udine ed il derby, e c’è da augurarsi che Costa d’Avorio e Mali escano al più presto, per rivederli in campo quanto prima.
Il primo a “gufare” è proprio il presidente Pallotta, che si trova a sborsare la bellezza di 340mila euro di stipendi corrisposti nonostante la loro assenza.
Altre società, invece, non risentiranno affatto del torneo che sta per iniziare. Le ha premiate la lungimirante decisione, presa in sede di calciomercato, di non avere in rosa giocatori africani.

Le ombre sul paese organizzatore

Da subito si era capito che la Coppa d’Africa del 2015 non sarebbe stata una passeggiata di salute.
Erano 3 le nazioni candidate ufficialmente per ospitarla: il Marocco, la Repubblica Democratica del Congo ed il Sudafrica.
Quest’ultimo si defilò quando accettò di sostituire la Libia che per ovvi motivi non poté organizzare l’edizione del 2013. La Repubblica Democratica del Congo, dal canto suo, ritirò la candidatura in seguito all’ispezione dei commissari della CAF.
E come detto anche il Marocco, con l’assegnazione già in tasca, si tirò indietro quando il virus Ebola iniziò a mietere vittime. Come un effetto domino Egitto, Sudan, Angola, Sudafrica e Ghana, ritenute inizialmente favorite a sostituire il Marocco, annunciarono di non volersi candidare.
Rimasero disponibili il Qatar e la Guinea Equatoriale, che aveva già ospitato il torneo insieme al vicino Gabon nel 2012. La scelta ricadde alla fine su di essa.
Ma non è finita. La nazionale della Guinea Equatoriale è stata ammessa a partecipare di diritto alla fase finale in quanto paese organizzatore. Ma la cosa curiosa è che nei mesi passati aveva preso parte alle qualificazioni, dalle quali era stata esclusa per aver messo in campo un giocatore che non poteva essere schierato.
Ci sarebbe anche da aprire un capitolo sulla Guinea Equatoriale come paese.
Una nazione che versava fino ad alcuni decenni fa in evidenti difficoltà economiche, con un’emigrazioni spaventosa ed un dittatore dispotico al potere. Questo fino al 1979, quando con un colpo di Stato prese le redini Teodoro Obiang Nguema Mbasogo, che governa ancora oggi.
I giacimenti di petrolio, scoperti circa 20 anni fa, decretarono il miglioramento delle condizioni economiche del paese. Ma accrebbero anche l’aumento delle disparità sociali in una Nazione minuscola (conta all’incirca 600mila abitanti) dove i diritti umani non sono proprio di casa.
A farne le spese, come riportato anche dalla nostra testata, è stato tra i tanti pure un imprenditore italiano, Roberto Berardi, in carcere da mesi in condizioni spaventose per aver avuto uno screzio con il figlio del presidente, suo ex socio in affari.
Tornando alle faccende sportive, da sapere c’è anche che la Coppa d’Africa si giocherà in quattro stadi, utilizzati intensivamente per i 32 incontri previsti.
Ed è la capienza degli impianti a lasciare quantomeno perplessi. Non che ci si aspettassimo folle oceaniche alle partite, ma francamente i 5mila posti a sedere dell’Estadio Manuel Enguru di Ebebiyin ci sembrano un po’ pochini. E non è che gli altri assomiglino al Maracanà: l’Estadio de Bata, dove verrà giocata la partita inaugurale e la finale del torneo, ne conta 35mila, il Nuevo Estadio de Malabo, quello della capitale, 15mila, l’Estadio de Mongomo appena 10mila.

Le squadre partecipanti, un torneo monco

L’appeal non irresistibile della Coppa d’Africa 2015 risiede anche nell’assenza di alcune nazionali di rilevo del panorama continentale.
Nella scrematura delle qualificazioni, da 51 squadre che erano all’inizio ne sono approdate in Guinea Equatoriale 15, e non tutte sono di prim’ordine.
Dando un’occhiata ai gironi si nota l’assenza, oltre che del Marocco squalificato, anche dell’Egitto e della Nigeria, campione uscente.
Queste due squadre contano assieme un terzo delle edizioni vinte (10 su 30, 7 l’Egitto e 3 la Nigeria), ed hanno fatto la storia della competizione che si è svolta per la prima volta in Sudan nel lontano 1957, quando a partecipare furono appena 3 Nazionali: quella dei padroni di casa, l’Etiopia e quella del paese delle piramidi e delle sfingi, che prevalse in finale contro l’ex colonia italiana. Doveva partecipare anche il Sudafrica, ma la sua ostinata ed anacronistica decisione di non voler far scendere in campo una selezione multirazziale gli costò la squalifica.
Due anni dopo ad organizzare la Coppa d’Africa furono i campioni in carica dell’Egitto che ripeterono l’impresa (in senso ironico) battendo in finale il Sudan dopo aver neutralizzato l’Etiopia.
Poi le seguenti edizioni, a cadenza biennale, con l’ammissione graduale di tutte le compagini continentali.
Fino a giorni nostri, con l’arrivo dei marchi, degli sponsor, e dei contratti milionari.
Quelli che hanno probabilmente imposto alla Caf lo svolgimento di una competizione che quest’anno non si sarebbe dovuta tenere.

Articoli correlati

*

Top