Scandalo al Dap: auto blu comprate irregolarmente

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Piove sul bagnato al Dap. Il Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria è, ancora una volta, al centro di una scandalo di malagestione. Dopo quello della “banda del bianchetto” che avrebbe truccato, grossolanamente, le gare d’appalto per la gestione dei servizi della polizia penitenziaria, adesso è venuto fuori l’acquisto, secondo la Corte dei Conti irregolare, di una quarantina di auto blu blindate (tutte Bmw), costate oltre un milione mezzo di euro.

Sotto processo è finito l’ex generale Enrico Ragosa, all’epoca dg delle Risorse materiali, dei beni e dei servizi del Dap. A fargli compagnia, sono stati citati in giudizio (davanti ai giudici contabili) il generale Alfonso Mattiello, ex presidente della commissione giudicatrice della fornitura di veicoli per il trasporto dei detenuti e Claudia Greco, per oltre trent’anni direttrice del centro “Altavista”, il polo che si occupa della gestione amministrativa del personale di polizia penitenziaria a Roma.

Secondo l’accusa, nelle commesse per il noleggio delle auto blindate e nel loro acquisto successivo, i dirigenti del Dap avrebbero commesso degli illeciti che hanno comportato un inutile esborso di soldi pubblici. E non è la prima volta che al generale Ragosa viene contestato, dalla Corte dei Conti, un danno erariale. Come aveva già scritto l’Ultima Ribatutta, la Procura lo aveva citato in giudizio lo scorso ottobre, per aver utilizzato indebitamente (dal 2009 al 2001) le auto blu per il trasporto di mobili e bagagli e per trasportare i suoi familiari. Stessa “strategia” adottata da Claudia Greco. Non a caso, i due, dovranno rispondere dell’accusa penale di truffa, peculato e abuso d’ufficio.

Lo scandalo sembra soltanto all’inizio…

AGGIORNAMENTO: Intanto è arrivata la sentenza della Corte dei Conti che ha prosciolto tutti e tre gli imputati “mancando un qualsiasi riferimento probatorio al valore di mercato sia del noleggio dello specifico tipo di autovetture, sia del successivo acquisto; non risulta provato, ma – si legge sulla sentenza stessa – nemmeno affermato dalla Procura, che tale valore sia inferiore a quello pattuito, né risulta agli atti alcun elemento dal quale il Collegio possa autonomamente procedere a tale valutazione”.

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