Terrorismo: dopo le stragi di Parigi, sarà Roma a finire sotto attacco?

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Allarme anche per possibili azioni in Vaticano: ipotesi lanciata dalla tv israeliana, ma smentita dalla Santa Sede. Gli jihadisti che transitano in Italia sarebbero una cinquantina sui 3.000 in Europa

A Roma gli 007 si travestono da sacerdoti, ma San Pietro si conferma vulnerabile 

L’Europa prova a reagire dopo gli attacchi terroristici del 7 gennaio e da Parigi l’allarme si è trasferito immediatamente in Italia.

Gli obiettivi più sensibili, ovviamente, sono stati indicati a Roma, capitale del Cristianesimo: l’allarme è stato lanciato inizialmente dalla televisione di stato israeliana, Canale 1, che ha riportato la preoccupazione dei servizi segreti americani. Sulla stessa linea il tabloid tedesco Bild am sonntag secondo cui le intercettazioni della National security agency, hanno rappresentato Roma e il Vaticano come le nuove tappe del terrore islamico.

L’ipotesi del terrorismo pronto a colpire in Italia è stata però immediatamente sgonfiata dal Vaticano: “Non è vero che la Santa Sede abbia ricevuto segnalazioni di rischi specifici da servizi di sicurezza di altri Paesi” sono state le parole del portavoce del Vaticano, padre Federico Lombardi.

Sulla stessa lunghezza d’onda, sono arrivate le dichiarazioni del ministro dell’Interno, Angelino Alfano: “All’apparato di sicurezza italiano non risulta una minaccia concreta del terrorismo nei confronti del Vaticano, ma non viene sottovalutato alcun segnale”. Alfano ha poi precisato “che il Vaticano è stato più volte citato ed evocato nei messaggi dell’autoproclamato Califfo e la bandiera nera sulla Cupola di San Pietro non è un segno difficile da interpretare e che io non leggo come solo simbolico. Ecco perché non sottovalutiamo nessuna ipotesi, neanche quella più apparentemente labile, e nessun indizio”. Per Alfano, dunque, è necessaria la massima attenzione, ma senza creare un eccesso di allarme, con l’obiettivo fondamentale di spiegare a tutti che Paesi a rischio zero proprio non esistono. Anche secondo il numero uno della Digos nella Capitale, Diego Parente, “non c’è alcun allarme specifico contro il Vaticano, ma resta comunque il codice rosso”. Secondo Parente “il servizio in Vaticano era già cospicuo e sostanzioso ed è stato rivisto come tutto il sistema di sicurezza della città”.

Quale pericolo jihadista racchiude l’Italia? Secondo il Viminale i foreign fighter in Italia sarebbero una cinquantina sul totale di 3.000 che si troverebbero in Europa: quattro di questi hanno il passaporto italiano tra cui il genovese Giuliano Delnevo che morì in Siria nel 2013.

L’allerta in Vaticano in ogni caso rimane. E per non turbare la quiete di cittadini e turisti, gli agenti 007 nostrani si sono addirittura travestiti da sacerdoti. I commercianti della zona ormai li conoscono, per cui non è affatto difficile distinguerli sotto altre vesti. La Basilica di San Pietro, del resto, si è dimostrata piuttosto vulnerabile negli ultimi tempi. Prima l’imprenditore triestino, Marcello Di Finizio, che lo scorso dicembre si è arrampicato sulla cupola per protestare. Poi, pochi giorni dopo, la visita di Alì Agca che si è presentato con un mazzo di fiori da depositare sulla tomba di Giovanni Paolo II: un omaggio che però ha svelato la distrazione dei servizi segreti.

Come si comporta l’Italia verso quei potenziali jihadisti che partono dall’Italia o che nel nostro paese transitano per raggiungere i luoghi della jihad?  Il ministro degli Esteri, Paolo Gentiloni, conferma i principi dei trattati di Schengen: “Sacrificare la libertà di circolazione per la quale ci siamo battuti per decenni sarebbe un prezzo inaccettabile da pagare al terrorismo”.

Eppure, se paesi come la Francia hanno dimostrato una tale incompetenza nel prevenire una simile tragedia, l’Europa e soprattutto l’Italia devono inevitabilmente rivedere le modalità con cui affrontare questi flussi migratori che vedono direttamente coinvolte le nostre coste.

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