I “cattivi” che hanno studiato alla Bocconi

bocconi
bocconiani e cronaca nera

Negli ultimi anni la Bocconi di Milano è stata accostata a diversi fatti di cronaca nera che hanno messo in cattiva luce l’Ateneo.

I giornali non disdegnano ogni volta di menzionare insistentemente già nei titoli la prestigiosa università milanese, quando qualcuno dei suoi studenti, riuscito più o meno a laurearsi nell’ateneo, rimane invischiato in un omicidio o un aggressione.
Ma perché per i media essere “bocconiano” aggiunge una sfaccettatura negativa al profilo di un criminale?
Andando in ordine cronologico, il primo a salire agli onori della cronaca è stato nel 2002 Ruggero Jucker. Appartenente alla buona borghesia milanese, in una notte d’estate uccise con una miriade di coltellate la fidanzata Alenya Bortolotto. Dopo averle inferto i fendenti mortali con una lama da sushi, scese in strada completamente nudo urlando “io sono Osama Bin Laden. Sono Satana, sono tutto il male che c’è al mondo. Sono la gatta Jucker”. Il raptus di follia gli costò la condanna a 30 anni di galera, alla fine diventati 11 tra sentenza d’appello, indulto e buona condotta. Jucker è tornato libero nel febbraio del 2013, e durante l’esperienza detentiva ha a più riprese chiesto di poter riprendere gli studi universitari iniziati alla Bocconi e mai terminati. Si era infatti iscritto ad Economia e per non deludere i genitori, spiegò agli psichiatri incaricati delle perizie, fingeva di superare esami mai sostenuti.
Chi invece si è laureato nell’Ateneo milanese, ed anche a pieni voti, è stato Alberto Stasi. Lo ha fatto nel 2008, discutendo la tesi in economia e legislazione per l’impresa, pochi mesi dopo l’assassinio della compagna Chiara Poggi. Le cronache di sette anni fa lo descrivono in giacca nera e cravatta a righe bianche e blu, tranquillo dinanzi la commissione e contento di aver raggiunto l’agognato traguardo. Un’obiettivo centrato in ritardo, doveva infatti laurearsi ad ottobre, a causa delle indagini che lo videro protagonista come principale indiziato e lo avrebbero portato alla condanna in appello a 16 anni.
Bocconiana si, ma che non si è macchiata di alcun omicidio, è invece Martina Levato, la studentessa arrestata per aver sfigurato con l’acido muriatico un suo ex con la complicità dell’attuale fidanzato. Nei giorni successivi all’aggressione, gli inquirenti hanno fatto sapere che dopo la presentazione in Questura di altre vittime della Levato, su di lei si sarebbe indagato anche per un altro tentativo di sfiguramento con l’acido e per una evirazione non riuscita.
Sul fatto si è espresso anche Beppe Severgnini, che ha sottolineato che oltre i media, ci si è messo anche un magistrato, a fare entrare a forza nella vicenda la Bocconi, definendo Martina Levato “una bambina bocconiana […] una ragazza reticente, falsa e spocchiosa”. Quasi a voler connotare negativamente con quell’aggettivo una categoria di individui, marchiati dall’invidia e dalla semplificazione di titolisti e giornalisti.
Ma ciò non toglie che i 3 casi menzionati siano lo stesso inquietanti, dal momento che hanno avuto come protagonisti soggetti inseriti in un contesto in cui non ci si aspetterebbe possano maturare tali manifestazioni di cieca violenza.

Articoli correlati

*

Top