Il caso Berardi e i vergognosi silenzi di Rai e media

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Roberto Berardi

Ne ha parlato perfino la CNN, ma non la televisione italiana che continua a tacere e censurare le denunce della moglie, disperata per le sorti di suo marito. Uno scandalo nello scandalo, soprattutto in virtù del milionario riscatto appena pagato dall’Italia per la liberazione delle due cooperanti, in ostaggio in Siria. Il caso di Roberto Berardi, il nostro connazionale prigioniero da più di due anni nella fatiscente galera di Bata, in Guinea Equatoriale, sembra non interessare più a nessuno. O meglio, governo e istituzioni si sono arrese, abbandonando l’imprenditore italiano al suo triste destino.

Nemmeno un evento internazionale come la Coppa d’Africa, che si sta disputando proprio in Guinea Equatoriale, è servito per riaccendere l’attenzione su di lui. “A dire la verità, questa competizione ha paradossalmente peggiorato la situazione di mio marito”, ha dichiarato Rossella Palumbo in un’intervista esclusiva all’Ultima Ribattuta. “In questo paese c’è un governo di terrore, una sorta di dittatura e in questi giorni i controlli si sono inaspriti in vista della Coppa d’Africa. Ogni fermato, anche solo per un controllo, viene sbattuto in galera e torturato. Roberto mi ha raccontato delle sevizie che subiscono, delle loro urla nel cuore della notte che non lo fanno dormire, che lo tengono ancora di più in agitazione. È diventato un inferno. Non sappiamo più che fare e con chi parlare”.

Eppure ci deve essere qualcuno che possa dare una speranza a questa famiglia. “In questo momento si sono fatti vivi solo dall’organizzazione di Casapound. Sono disposti ad aiutarmi e portare la questione sul tavolo delle trattative internazionali e nei rapporti tra Italia e Guinea Equatoriale. Ma è davvero dura, perché se proprio l’Italia sembra la prima ad essersi arresa allora che fine farà Roberto?”.

Anche i media hanno adottato una sorta di reticenza nei confronti di questa delicata questione. Il comportamento della Rai ne è un esempio. “La scorsa settimana, a Latina (città natale di Berardi e di sua moglie n.d.r), è stata organizzata una corsa sul grattacielo. Un evento importante, al quale hanno partecipato oltre 200 atleti. C’era anche la Rai a riprendere la gara e mi hanno pure intervistato. Ho parlato della tragedia che stiamo vivendo. Peccato, però, che poi la sera, alla ‘Domenica Sportiva’, abbiano parlato solo della corsa e tagliato le mie parole. Sono rimasta allibita”.

Anche le tifoserie dei club italiani stanno cercando di farsi sentire, ma, pure in questo caso, c’è ostracismo. “Sia il pubblico laziale, sia quello romanista, sia quello pontino, oltre ad altre squadre, hanno preparato alcuni striscioni dove chiedono la libertà di Roberto. Ma, ad esempio, allo stadio Olimpico la polizia non li ha fatti entrare”.

La cosa più grave, però, è che Berardi, una volta scontata la sua ingiusta pena, che terminerà a maggio, rischia di rimanere rinchiuso in prigione. “Si, purtroppo la realtà è questa. Il governo della Guinea ci chiede il pagamento della cauzione di 1 milione e mezzo di euro per la scarcerazione. Noi quei soldi non ce li abbiamo. Dall’Italia non arrivano segnali, eppure per queste due ragazze sono stati sborsati dodici milioni. Spiegatemi qual è la differenza”.

In tutta questa paradossale situazione, Roberto Berardi rischia seriamente di morire. Pesa poco più di 30 kg e le cure mediche non sono all’altezza. È in carcere senza motivo, solo per il timore del governo locale che possa denunciare le malefatte del figlio del presidente-dittatore della Guinea Equatoriale, Teodorin ‘il Principe’. Imbrogli scoperti proprio da Berardi, quando aveva deciso di mettersi in affari con lui.

L’Italia lo ha abbandonato. Il grido disperato e la ricerca di aiuto della moglie, Rossella Palumbo, devono per forza essere ascoltati da qualcuno. Prima che si troppo tardi. Sono stati pagati 12 milioni per liberare due ragazze che sono andate in Siria non si sa ancora bene a fare cosa. Vergognoso, quindi, non aiutare e dimenticarsi di Roberto Berardi.

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