Nigeria: massacro di cristiani nell’oblio

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Prosegue il silenzio sulle violenze contro i cristiani in Nigeria: le cifre si susseguono, ma ai media occidentali non sembra interessare più di tanto. Dieci persone morte in due giorni di violenza, numerosi edifici dati alle fiamme.

Si parla di 72 chiese e 7 scuole cristiane distrutte in un crescendo di violenza che si è diffusa nei diversi villaggi arrivando fino alla capitale del Niger, Niamey. E poi negozi saccheggiati e automobili di fedeli incendiate, oltre 30 abitazioni depredate.

Appare ridicola la tesi che vuole questi attacchi motivati dalla pubblicazione delle vignette di Charlie Hebdo dal momento che la stessa rivista ha mandato in stampa anche disegni satirici anticristiani.

Appare altrettanto colpevole la totale assenza di campagne mediatiche dell’Occidente che solo qualche giorno fa si era mobilitato per l’attacco terrorista alla redazione del settimanale francese.

Un collaboratore dell’associazione Porte Aperte ha spiegato: “Questa è la più grande perdita che la Chiesa in Niger abbia subito nella storia recente. Questi attacchi avranno effetti a lungo termine sulla piccola comunità di credenti. Un numero notevole di famiglie cristiane locali ha perso tutto ciò per cui ha lavorato tutta la vita”.

Negli scorsi giorni è stata pubblicata la lista delle persecuzioni dei cristiani del mondo: un elenco che si è tristemente arricchito rispetto all’anno precedente per numero di fedeli oppressi e paesi in cui queste violenze vengono messe in atto. Questo tragico fenomeno, oltre a compiersi nel Medio Oriente, si sta affermando con violenza nel continente africano, animato principalmente dalla formazione Boko Haram.

L’organizzazione terrorista – sempre secondo Porte Aperte – nelle ultime settimane ha guadagnato territorio per il suo califfato. Secondo Kabir Chibber, redattore per il sito di informazione Quartz, Boko Haram e gli altri islamici ormai controllano circa 52.000 km quadrati (più di Lombardia, Veneto e Friuli Venezia Giulia insieme), dove vivono almeno 1,7 milioni di persone.

Una conquista che è stata resa possibile anche grazie all’utilizzo delle bambine kamikaze.

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