Carceri: gli ospedali psichiatrici (Opg) vanno chiusi

Il problema delle carceri italiane persiste e la situazione, nonostante piccoli segnali confortanti, rimane allarmante. Sovraffollamento, condizioni igienico-sanitarie ai limiti della decenza, carcere preventivo, suicidi.

Sono questi i principali problemi cui deve sottostare un detenuto italiano. Ma non solo, anche negli ospedali psichiatrici giudiziari (i vecchi manicomi per intenderci) del nostro paese, la situazione è imbarazzante. Sono sei in tutto e uno, probabilmente il peggiore, si trova a Reggio Emilia.

Una struttura che, purtroppo, conosce bene la famiglia romana De Luca. Michele, infatti, 52 anni, è il padre di Daniele, un ragazzo di 29 anni del quartiere Tor Bella Monaca, internato all’Opg di Reggio e morto in cella il 12 gennaio 2013, soffocato da un pezzo di bistecca.

Una storia terribile, riportata dal “Garantista”, una storia di un padre e di una madre, che per anni hanno dovuto fare i conti con la difficile malattia del figlio: una schizofrenia paranoide che era capace di farlo diventare violento, aggressivo. Una lotta quotidiana che li ha esasperati al punto che un giorno la donna, all’ennesima aggressione, ha denunciato il figlio per maltrattamenti.

Il giovane venne arrestato e portato nell’ospedale psichiatrico di Reggio Emilia, ma genitori non abbandonano. Il 12 gennaio, però, Daniele muore in cella per asfissia. Il medico legale, in sede di autopsia, scopre subito la causa: asfissia dovuta ad un pezzo di carne di 10 centimetri. Il ragazzo, però, non poteva masticare perché aveva perso quasi tutti i denti. Parte così un’inchiesta giudiziaria a carico di ignoti per accertare le responsabilità.

Ma un anno fa ci fu la richiesta di archiviazione del caso, alla quale i genitori della vittima si continuano ad opporre. Con ogni probabilità, però, dovranno arrendersi. “E’ da due anni che nostro figlio è morto. Io aspetto ancora di sapere la verità e che venga fatta giustizia. Almeno chiudessero questi manicomi, perché di veri e propri manicomi si tratta”.

Da anni, si parla della chiusura di queste strutture, del tutto inadeguate per gestire la situazione dei reclusi. Ma, nonostante la tragedia di Daniele e di altre persone, la situazione rimane invariata e questi ospedali continuano a “funzionare”. Deve esserci per forza un altro caso come quello del giovane romano per prendere provvedimenti?

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