Rai Pubblicità: dalle figuracce di Piscopo (e Gubitosi) alla morotea Tarantola

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Tana per Piscopo: voleva fare il solito gioco delle tre carte anche con i Centri Media, ma è stato immediatamente scoperto e preso a ceffoni sulla politica commerciale di gennaio e febbraio 2015 della concessionaria pubblica.

Antefatto: Rai Pubblicità decide unilateralmente e isolatamente di cambiare il parametro storico della tariffa base incentrata sul formato 30” (che è quello finora più utilizzato dagli inserzionisti). Al suo posto il baricentro della concessionaria di viale Mazzini diventa inspiegabilmente il 15”. Tra l’altro, il rapporto precedente delle tariffe tra il 30” e il 15” non è più il 70% del costo del 30”, bensì inspiegabilmente il 60% (quindi una diminuzione non richiesta dagli inserzionisti e tra l’altro a sfavore dell’ex-Sipra).

Nelle more di questa cervellotica ed autolesionistica impostazione, il “genio della lampada” prova a fare il colpaccio mischiando le carte e cercando di nascondere dietro la proposta un aumento in valore assoluto dei costi della pubblicità Rai (forse nel disperato tentativo di recuperare una parte dell’enorme redditività persa in questi due ultimi anni grazie alla folle politica commerciale di continuo innalzamento degli sconti).

I Centri Media ci mettono tre secondi netti a capire il giochino. Lo convocano e gli spiegano a brutto muso che a loro non interessa nulla dei suoi marchingegni. E che, se un cliente nel 2014 pagava 100, nel 2015 vorrà pagare 100, anzi, possibilmente meno. Altrimenti la Rai rimarrà fuori dalle pianificazioni (infatti gennaio 2015 vale già il -10%). Questi ripetuti match la dicono lunga sull’impossibilità di porre rimedio alla politica commerciale degli ultimi due anni che ha distrutto il valore della pubblicità Rai grazie a sconti folli fino al 98%. Indietro non si può più tornare. E così, cari Gubitosi & Piscopo, il danno è fatto e la Rai se lo dovrà tenere.

Una convocazione con contenuti così duri la Sipra nella sua storia non l’aveva mai ricevuta. Per decenni, prima dell’avvento di Gubitosi , la concessionaria della Rai era stata la guida, il faro, il punto di riferimento del mercato e delle politiche commerciali delle concessionarie. Ora è ridotta a zimbello costretto a tornare a casa a fare i compiti dopo aver ricevuto sonore e dolorose bacchettate, equivalenti – a essere generosi – ad un 4 in pagella.

Andiamo adesso alle scuse di Piscopo divulgate attraverso AdvExpress:

“Problemi di comunicazione?… Malattie all’interno del marketing?” Non diciamo stupidaggini. Non si tratta piuttosto del maldestro tentativo di far passare per buona una furbata? Non si può credere che una grande concessionaria come Rai Pubblicità “canni” una politica commerciale per qualche addetto al marketing influenzato. Sapete quante decine di addetti al marketing ha la concessionaria? Piscopo è amministratore delegato. E quel ruolo non è anche quello di responsabile delle strategie aziendali, commerciali e di marketing? Sembra invece che la versione che Piscopo sta cercando di accreditare con la stampa, per scaricare le sue colpe, sia quella di addebitare la responsabilità dell’infortunio al non più amato direttore marketing Giuseppe Oliva. Inoltre la solita bugia per incompetenti ed ignoranti: “… l’obiettivo evidente di Rai Pubblicità è quello di valorizzare al massimo il break di 3 minuti e mezzo, favorendo l’utilizzo dei 15”. Ma ancora nessuno ha spiegato a Piscopo che (oltre al 4% di affollamento settimanale che lui non conosceva) la Rai non può programmare più di nove spot in un break? Se infatti dividiamo 3 minuti e mezzo in spot da 15”, ne entrerebbero addirittura 14. Allora la Rai cosa farà: andrà oltre i limiti di legge, oppure rinuncerà a cinque spot per break?

Gubitosi è disperato, e non lo può confessare. Ma come ha fatto a mettere a capo della concessionaria un personaggio come Piscopo? Sembra che ultimamente il Dg stia accarezzando l’idea di sostituirlo con Nicola Sinisi, l’attuale direttore della Radiofonia. Con quest’altra genialata mirerebbe ad ottenere i favori del Partito Democratico, da sempre grande sponsor dell’ex Dg di Rai Pubblicità. Solo per onore di cronaca ricordiamo che Sinisi entrò nel 2007 in Sipra, voluto fortissimamente dall’allora Ad Maurizio Braccialarghe (il super-remunerato part time in Rai e contemporaneamente assessore alla Cultura del Comune di Torino). Gubitosi nel 2012 tentò di far fuori da tutto Sinisi, ma si dovette rimangiare la decisione per le telefonate e le pressioni provenienti dal PD (che addirittura ne chiesero e ottennero la promozione in via Asiago. Dove, come al solito, ricominciò subito a combinare disastri). Perché né in Sipra, né altrove, Sinisi si è mai occupato di commerciale. E oltre a frequentare i corridoi e le stanze giuste non è neppure noto per essere un grande lavoratore.

E per chiudere in bellezza, veniamo ad una estemporanea dichiarazione della Presidente Tarantola, che ha usato una circonlocuzione degna di Aldo Moro per descrivere la situazione delle entrate Rai: “Segnali di rallentamento nella discesa della pubblicità”. Ma la signora sa come è stata ridotta la raccolta pubblicitaria della sua azienda grazie alla cura della premiata ditta “Gubitosi & Piscopo”? Lo sa che ancora nel 2011 il fatturato Rai era attorno al miliardo e che invece l’accoppiata già nel 2013 l’aveva fatto crollare a 597 milioni e che nel 2014, nonostante i Mondiali di calcio, è ancora inferiore? Che la Rai fino a due anni e mezzo fa fatturava di pubblicità 5 volte quello che era il fatturato di Sky e che ora invece è solo appena al doppio? In pratica la raccolta pubblicitaria Rai in questi ultimi due anni e mezzo è talmente precipitata verso il basso, che ora non si confronta più con i volumi del main competitor storico Mediaset, ma se la vede ed ormai è tallonata proprio da Sky (e fra poco anche da La7). Quindi, in una tale situazione, essendo caduta nel baratro e ormai con il fiato sul collo di Sky, forse è normale che per Rai ci sia un rimbalzino tecnico o un rallentamento nella caduta (lei che proviene dalla Banca d’Italia, lo dovrebbe sapere). Tutto questo con 3 reti generaliste, 14 digitali tematiche, 3 reti radiofoniche, vari portali web, un circuito cinematografico ed addirittura la leadership negli ascolti con il 40% di share. La Tarantola (che sbandiera gli 80 milioni di risparmio, ma tace sui 300 persi in due anni e mezzo dalla concessionaria), pensi invece a Sky, che con solo il 7-8% di share fattura la metà della pubblicità del pachiderma Rai. Che Sky nel 2014 con i mondiali di calcio ha visto crescere la raccolta pubblicitaria a due cifre, mentre la Rai è in negativo. Ah già, piccolo particolare: nel frattempo Sky si è liberata di Piscopo, che invece Gubitosi ha regalato proprio alla Rai.

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