La diaspora dei camici bianchi, nel 2014 emigrati 2mila medici italiani

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medici in fuga all'estero

E’ inarrestabile l’emorragia (è il caso di dirlo) dei medici che si trasferiscono all’estero per la mancanza di prospettive in Italia.

La prova lampante del fallimento del “Sistema Italia” la si può trovare in questi numeri. Dal 2009 ad oggi il numero di camici bianchi che hanno chiesto l’attestato per utilizzare il titolo di studio all’estero si è moltiplicato per 6.
Mentre 6 anni fa erano stati in meno di 400, l’anno scorso si è registrata la cifra record di più di 2300.
Formiamo medici che se ne vanno via, alla ricerca di un posto dove possano mettere in pratica i saperi che con tanta difficoltà (loro e dei docenti) hanno acquisito nel nostro paese.

Inevitabile come conseguenza perché, calcoli alla mano, il surplus di laureati in Medicina e specializzati in qualche modo deve pur essere smaltito. L’alternativa, dopo anni di faticoso studio, è quella di marcire in un’eterna attesa senza certezze.
Ogni anno si laureano in 10mila. A questo punto, come noto, si presenta la prima strozzatura, perché solo in 5mila accedono alle scuole di specializzazione, mentre altri mille optano per il tirocinio per diventare medici di famiglia.
In 4 mila, se la matematica non è un’opinione, rimangono al palo. L’anno successivo ritenteranno, e forse saranno più  fortunati. Nel frattempo si mettono a fare le guardie, oppure, per i più ardimentosi ed ambiziosi, si spalancano le porte dell’estero.
Che poi, a dirla tutta, quelli che ficcano lo stetoscopio in valigia sono molti di più. Il certificato che conferma di avere una laurea in tasca o di essere anche specializzati è necessario per poter esercitare solo in Europa ed in pochi altri paesi. In continenti come Africa e Sud America, infatti, non serve nemmeno mostrarlo.

La ricetta per evitare questo stillicidio esiste, eccome. Aumentare il numero delle borse di studio per gli specializzandi, incrementare le assunzioni negli ospedali reperendo le risorse necessarie abbattendo gli sprechi, ridurre gli accessi alle Facoltà di Medicina.
Meno medici ma con la certezza che la loro esperienza in camice bianco non si interromperà una volta chiusi i libri o continuerà girovagando chissà dove.
Perché andando avanti così, l’impoverimento qualitativo nelle corsie dei nostri ospedali sarà irreversibile.

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