“Caso Di Lorenzo”: una curiosa richiesta di archiviazione

Ci sono richieste di archiviazione che – almeno moralmente – possono pesare come un rinvio a giudizio. E quella firmata dal pubblico ministero Galanti è una di queste.

Vi ricordate della denuncia dell’imprenditore Piero Di Lorenzo contro i dirigenti Rai che aveva accusato di corruzione e che di fronte al suo rifiuto a pagare tangenti avevano fatto in modo di cancellare la LDM dai palinsesti di viale Mazzini?

Vi ricordate le clamorose conferenze-stampa e le interviste a “l’Ultima Ribattuta” in cui Di Lorenzo aveva chiamato in causa anche il direttore generale, “reo” di non aver mosso un dito per disarticolare quella lobby indecente?

E vi ricordate come Di Lorenzo avesse sottolineato la curiosa mancanza di reazione da parte dei dirigenti chiamati in causa, che si erano ben guardati dal querelarlo, così come il loro dg, costretto in extremis a presentare solo una citazione per danni in sede civile, in modo tale da non essere costretto a presentarsi in un’aula di giustizia penale?

Bene, ora è tutto più chiaro. Leggete attentamente a quali conclusioni è giunto il pubblico ministero, cioè il rappresentante dell’accusa, al termine della lunga indagine. “L’attività d’intercettazione eseguita sulle utenze….ha permesso di far affiorare sospetti e indizi circa un sistema corruttivo, esistente all’interno dell’Azienda Rai, attuato da alcuni dirigenti, che confermerebbe quanto denunciato dal Di Lorenzo… Tuttavia, l’estrema omertà e ‘vischiosità’ che si respira in modo evidente in seno a tutti coloro che, a vario titolo, lavorano o hanno lavorato per il sistema radiotelevisivo, con la speranza di farvi rientro, non ha consentito di trasformare queste questi meri sospetti in concreti elementi di prova”.

Quindi, per il magistrato, sì all’esistenza di un “sistema corruttivo” all’interno della Rai e sì – soprattutto – all’esistenza di “omertà e vischiosità” che hanno reso impossibile arrivare alle prove provate dell’attendibilità di quanto messo nero su bianco dall’ex-presidente della LDM.

Vi sembra poco? Ed è un peccato che Galanti non fosse competente anche per le indagini sulle infiltrazioni del “clan” di Mafia Capitale all’interno di viale Mazzini, documentate nelle settimane scorse da “l’Ultima Ribattuta” e incassate senza la minima reazione dai vertici dell’azienda.

Piero Di Lorenzo ha già deciso ad opporsi alla richiesta di archiviazione. E questo fa parte del suo legittimo diritto di spingere la magistratura romana ad indagare ancora. Ma da un punto di vista giornalistico, c’è di che proseguire anche sotto un altro aspetto. Andando a spulciare i risultati di quell’”attività di intercettazione” cui fa cenno Galanti nelle sue conclusioni. Vogliamo scommettere che se non utili dal punto di vista penale, salteranno fuori degli interessanti “spaccati” almeno da quello morale su come venivano gestiti gli appalti sui programmi della Rai?

La lettura delle prime centinaia e centinaia di telefonate, hanno fornito risultati molto, ma molto interessanti. Ora li catalogheremo per poi fornirli ai nostri lettori. Preparatevi a rabbrividire.

E se ne volete sapere di più, vi basterà acquistare una copia de Il Tempo di oggi: ci troverete tanti altri particolari, uno più sconcertante dell’altro.

 

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