Gubitosi il moralizzatore e la risposta del giudice

Chiara Galvagni, Rai
Chiara Galvagni

“Noi abbiamo fatto un’opera importante di moralizzazione, innescato un meccanismo virtuoso” confidava un anno fa Luigi Gubitosi al “Corriere della Sera”.

Ma certo, come no. E quando cominciammo a documentare la grossolana falsità di quelle dichiarazioni, citando fatti e circostanze, il dg Rai preferì fare spallucce con i suoi collaboratori, liquidando la denuncia di Piero Di Lorenzo e gli articoli dell’”Ultima Ribattuta” a livello di spazzatura.

Chissà cosa penserà oggi il “grande moralizzatore” dopo aver letto le motivazioni attraverso le quali –molto a malincuore- il pubblico ministero Alberto Galanti chiede l’archiviazione dell’inchiesta, ma solo per non essere riuscito a trovare prove concrete di quanto denunciato per l’omertà di chi lavora “in” e “per” l’azienda di viale Mazzini. Perché il “sistema corruttivo” esiste, secondo il giudice, esiste eccome; ma se nessuno parla per paura di fare la fine di Di Lorenzo e non lavorare più per la Rai, si possono solo alzare le mani e arrendersi a questo meccanismo mafioso. Sì, mafioso, altrimenti Galanti non avrebbe usato il termine omertà.

Il caso di Chiara Galvagni, la potente capostruttura responsabile delle Risorse Artistiche di viale Mazzini, che tratta i contratti più importanti degli artisti con sua figlia Veronica Corno, è emblematico. La dirigente racconta un cumulo di bugie, prova ad accreditare l’erede come una semplice “stagista” e riesce a far mentire anche il suo superiore diretto, quel Valerio Fiorespino che ora è a capo della Risorse Umane e sogna (lo dice lui, eh) di diventare il prossimo direttore generale.

Ha ragione. Dopo Gubitosi, sarebbe davvero il dg ideale.

 

 

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