Rugby: i blogger antifascisti che sconfessano pure Veltroni

rugby fascismo 6 nazioni

Quanto nervosismo per questo “6 Nazioni” di rugby. Un nervosismo che genera confusione, come quella di qualche giornalista che non conosce neanche la data esatta della Giornata della Memoria.

L’edizione di quest’anno del torneo è stata presentata a Roma martedì scorso nel Salone d’onore del Coni: a far da sfondo ad Alfredo Gavazzi, presidente della Federazione Italiana Rugby, a Giovanni Malagò, Presidente del Coni e agli atleti azzurri, c’era il maestoso affresco di Luigi Montanarini, “Apoteosi del Fascismo”.

Le colpe del Fascismo sono note a tutti: quotidianamente la televisione e i giornali ci ricordano gli sbagli di un periodo storico molto discusso vissuto dal nostro Paese. Al solito giornalismo perbenista, che all’occorrenza si occupa anche di sport, non è proprio andato giù che quella foto con l’“Apoteosi del Fascismo” sullo sfondo avesse fatto il giro del mondo o comunque dell’Europa rugbistica che ha seguito con interesse la presentazione del 6 Nazioni in Italia.

Alcuni blogger, come Massimo Calandri su Repubblica.it, non hanno perso occasione di ricordare come – giustamente – “dal 1944 e per 53 anni, l’affresco è rimasto coperto da un grande panno verde. Fu Walter Veltroni, da ministro della Cultura, a chiedere di togliere il velo”.  “Avevo il dovere di salvaguardare quell’opera” – avrebbe dichiarato il futuro fondatore del Partito Democratico.

Peccato che lo stesso Calandri, quando esordisce nel pezzo per riferirsi alla presentazione nella sala d’Onore del Coni, scriva “lunedì scorso, nel Giorno della Memoria”. Ecco, lunedì scorso era il 26 Gennaio, mentre la Giornata della Memoria è il 27. Davvero un grave infortunio per chi d’altronde preferisce l’oscurantismo di quel velo che per 53 anni ha coperto l’opera di Montanarini.

Sarebbe il caso di ricordare a Calandri come uno dei protagonisti della Resistenza come Sandro Curzi, storico giornalista italiano, stava per organizzare assieme ad altri giovani partigiani l’esplosione dell’obelisco del Foro Italico, anch’esso simbolo del Fascismo recante la scritta MVSSOLINI. Dopo essersi consultati tra loro, Curzi e gli altri guerriglieri decisero di lasciar perdere proprio perché certe opere sarebbero servite da monito per le generazioni future.

In Italia, dunque, a 70 anni di distanza c’è ancora chi alimenta il sentimento di odio civile e insensato astio politico trasportandolo nello sport, in occasioni come la presentazione del 6 Nazioni. Lo sport in generale e il rugby in particolare dovrebbero unire. O meglio, il rugby è lo sport che per antonomasia unisce dappertutto, ma non in Italia. Basti pensare alle nazionali irlandesi – quelle della Repubblica d’Irlanda e dell’Irlanda del Nord – che in occasione del rugby mettono da parte la storica ostilità tra cattolici e protestanti per militare insieme nella stessa nazionale. Un astio, dunque, ben più antico tra Fascismo e antifascismo.

Ma forse Calandri e altri blogger preferiscono l’oscurantismo di quel mantello che per 53 anni ha coperto l’opera di Montanarini. E che gli fa dimenticare che il rugby in Italia è stato diffuso definitivamente proprio dal Fascismo, nel 1928.

 

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3 Commenti

  1. Daniele said:

    …dice una serie di ..”imprecisioni” , a parte la qualita del quadro di cui parliamo che rasenta i livelli più bassi dell’arte anche del periodo ma innanzitutto la foto E’ del 27 giorno della memoria quindi già sbagli il tuo attacco , secondo il rugby non fu immediatamente accolto e “diffuso” in quanto sport britannico ma fu la insistenza di un gerarca a sdoganarlo… con il nome di rugbi ( con la i )

    • Luca Cirimbilla said:

      Ciao Daniele. L’attacco sbagliato è del blogger di Repubblica che ha confuso la data sbagliando quindi la Giornata della Memoria. Secondo poi i manifesti del regime parlano di “Rugby sport da combattimento, deve essere praticato e largamente diffuso tra la gioventù fascista”. Rugby, con la Y. Ciao

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